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Acqua, Legacoop Romagna: «Servono progetti di lungo respiro per il futuro della risorsa idrica»

Le crisi idriche che hanno colpito alcune località italiane durante il Ferragosto riaccendono anche in Romagna il dibattito sulla necessità di programmare per tempo il futuro della risorsa acqua. È in questo contesto che Legacoop Romagna chiede di aprire un confronto tra istituzioni, imprese e mondo del lavoro per affrontare con una prospettiva di lungo periodo le esigenze del territorio.

Sul tema interviene Legacoop Romagna con una nota inviata alla stampa, nella quale vengono richiamati due episodi delle ultime settimane, quelli di Pesaro e della Val di Cornia, come esempi della crescente fragilità legata alla disponibilità di acqua. “Due fatti della cronaca del caldo Ferragosto appena trascorso aiutano senza dubbio ad indicare la necessità di dare alla Romagna una nuova prospettiva sui temi connessi con la risorsa idrica”.
In piena e altissima stagione turistica, spiegano da Legacoop Romagna, Pesaro si è trovata ad affrontare la più grave crisi idrica degli ultimi anni, a causa di tre rotture consecutive dell’acquedotto principale, che hanno lasciato i rubinetti a secco, paralizzando un’intera Provincia e causando disdette, disagi, file lunghissime a ridosso delle autobotti, per garantire a cittadini e turisti l’indispensabile approvvigionamento di acqua.

Lo stesso è accaduto a ridosso della Spiaggia di San Vincenzo, la preferita di Pirandello e in Val di Cornia, costringendo il sindaco Paolo Riccucci a dichiarare: “La carenza di acqua che si è verificata in questi giorni non rappresenta solamente un disservizio grave per cittadini, turisti ed imprese, ma è il sintomo chiaro di almeno due temi importanti. Il primo è che il caldo sempre più eccessivo ci spinge a consumi che non possiamo più permetterci, il secondo è che invece il modello di gestione dell’acqua, pubblico-privato, non ha funzionato”. Più o meno le stesse dichiarazioni rilasciate anche da Andrea Biancani, sindaco di Pesaro”.

Il confronto con quanto accaduto altrove porta quindi Legacoop a sottolineare la particolare condizione della Romagna, dove da decenni esiste una struttura che ha garantito una sostanziale sicurezza nell’approvvigionamento idrico. “Parole, queste, che nessun amministratore e nessun imprenditore turistico romagnolo da molti anni è più costretto a pronunciare perché, fortunatamente, da ormai 50 anni la Diga di Ridracoli sta garantendo al nostro territorio quella certezza di fornitura idrica sulla quale ancora oggi possiamo contare. E lo stesso è accaduto, in tempi diversi, grazie alla concretizzazione di un grande progetto di supporto al nostro sistema agricolo, come il Canale emiliano-romagnolo”.

Ma, sottolineano da Legacoop Romagna, non è sufficiente affidarsi alle garanzie costruite nel passato. “La risorsa idrica, che è e sarà sempre più importante, merita un pensiero “lungo” sul futuro dei nostri fabbisogni”.

E proprio la storia della Diga di Ridracoli, secondo Legacoop, dimostra l’importanza di una visione capace di guardare oltre l’emergenza. “Perché se nessuno può dimenticare una storia bellissima, quella della Diga di Ridracoli e dei suoi 33 milioni di metri cubi d’acqua e dei benefici che cittadini ed imprese ne hanno tratto, quella stessa storia insegna che, senza una visione di sviluppo, anche il progresso di un territorio complesso e competitivo come la Romagna, potrebbe anche fermarsi”.

La realizzazione della diga, prosegue la nota, fu possibile grazie a un accordo capace di superare anche le resistenze iniziali. “La Diga nacque da un “Patto”, capace di superare le legittime paure dei territori coinvolti e dei Comitati che si costituirono”.

Da qui la proposta di Legacoop Romagna di ricostruire oggi quello stesso spirito di collaborazione, alla luce dei cambiamenti intervenuti nel territorio. “A parere dei cooperatori romagnoli oggi serve ricostituirlo, quel Patto, poiché la situazione positiva che negli anni abbiamo consolidato – sommando una forte antropizzazione del territorio, con lo sviluppo agricolo e manifatturiero di alto livello, una presenza rilevante sulla costa, che ci conferma da anni come uno dei bacini turistici di maggior rilievo al mondo -, impone una esigenza di certezze idriche che non avremo per sempre neppure noi romagnoli”.

La proposta non guarda necessariamente, almeno nell’immediato, alla realizzazione di un’opera delle dimensioni di Ridracoli. Legacoop indica piuttosto una serie di interventi più ravvicinati nel tempo. “E, se nel breve forse non è possibile approcciare la progettazione di un nuovo bacino idrico di sicurezza delle dimensioni di Ridracoli, ci basterebbe “mettere a terra” una prospettiva meno impegnativa – e per questo più ravvicinata nel tempo -, di razionalizzazione e creazione di una rete di piccoli invasi, in grado di non disperdere nulla di ciò che la natura ancora, a partire dalle colline e montagne romagnole, ci mette a disposizione e che in buona parte disperdiamo”. Nella stessa prospettiva, Legacoop richiama anche il piano di investimenti già previsto da Romagna Acque, considerandolo “una prospettiva importante” da inserire in una visione complessiva.

Un altro capitolo riguarda l’invaso di Quarto, progetto che, ricorda l’associazione, viene discusso da diversi anni. “Infine, servirebbe forse provare a concretizzare quei progetti sull’invaso di Quarto – che esistono da ben più di qualche lustro –, rispetto ai quali anche recentemente il Governo, su sollecitazione dei Sindaci del cesenate e di quello di Sarsina in particolare, ha garantito un significativo, ma ancora insufficiente, indirizzo di risorse”.

Il cambiamento climatico, sottolinea Legacoop, rende necessario superare una logica legata soltanto alla gestione delle emergenze. “Il cambiamento climatico, che tutti stiamo vivendo sulla nostra pelle, non può essere gestito solo con consigli generalgenerici su come affrontare le ondate di calore”.

La richiesta è quindi quella di mettere in campo strumenti e progetti strutturali, con particolare attenzione sia alla vivibilità delle città sia alla gestione della risorsa idrica. “Vanno invece – da subito – messi in campo strumenti e progetti di lungo respiro, in particolare sulla vivibilità delle nostre città e sull’utilizzo di una risorsa indispensabile come l’acqua”.

Da qui l’appello finale a trasformare il dibattito avviato nelle scorse settimane in un confronto strutturato. “Il dibattito già abbozzatosi nelle scorse settimane, con interventi significativi da parte di molti Amministratori locali e di Fabrizio Landi, presidente di Romagna acque, merita un deciso passo in avanti e per questo Legacoop Romagna auspica l’apertura rapida di un Tavolo di confronto tra amministratori locali, rappresentanti del mondo dell’impresa e di quello del lavoro”.

La conclusione è un invito a non considerare la sicurezza idrica della Romagna come un dato acquisito per sempre. “Perché non basta guardare ciò che è accaduto a Pesaro e nel Val di Cornia e tirare un sospiro di sollievo. Serve piuttosto iniziare da subito a programmare il futuro di una Romagna che sul tema acqua per ora è stata certamente privilegiata, ma che non può sentirsi al sicuro per sempre”.