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In Romagna 57 infortuni sul lavoro al giorno. CISL: «Serve un cambio di passo»

Cinquantasette infortuni sul lavoro ogni giorno. È questo uno dei numeri che emerge dal bilancio dei primi sei mesi del 2026 elaborato dall’Osservatorio della CISL Romagna su dati INAIL. Tra gennaio e giugno sono stati denunciati oltre 10.400 infortuni sul lavoro nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini. A questi si aggiungono più di 1.800 denunce di malattia professionale, una ogni dieci circa. Il dato complessivo racconta un fenomeno ancora tutt’altro che sotto controllo: rispetto allo stesso periodo del 2025, infatti, gli infortuni denunciati e le malattie professionali risultano in aumento in tutte e tre le province romagnole, seppure con andamenti differenti.

Ravenna, raddoppiano gli infortuni mortali

Il quadro più preoccupante arriva da Ravenna, dove nei primi sei mesi dell’anno gli infortuni mortali sono passati da 3 a 6, raddoppiando rispetto allo stesso periodo del 2025.

Crescono anche le denunce di malattia professionale: 613 contro le 498 dello scorso anno, con un incremento del 23,1%. Particolarmente evidente l’impennata registrata nel solo mese di giugno: le denunce sono passate da 50 a 166, con un aumento del 232% rispetto a giugno 2025. Gli infortuni denunciati complessivamente sono invece saliti da 3.592 a 3.733, con un incremento del 3,9%.

Forlì-Cesena, meno vittime ma aumentano gli infortuni

A Forlì-Cesena il quadro presenta un andamento diverso. Il dato positivo riguarda gli infortuni mortali, che passano dagli 11 del primo semestre 2025 a uno solo nei primi sei mesi di quest’anno, con una diminuzione del 90,9%. Restano però in aumento gli infortuni denunciati, passati da 3.581 a 3.908 (+9,1%), così come le malattie professionali, che salgono da 801 a 857 (+7%).
Con 857 denunce, Forlì-Cesena è inoltre la seconda provincia dell’Emilia-Romagna per numero di malattie professionali denunciate nel periodo considerato.

A Rimini la crescita percentuale più forte

È invece Rimini a registrare l’aumento percentuale più consistente della Romagna. Gli infortuni denunciati sono passati da 2.449 a 2.768, con una crescita del 13%. Ancora più marcato l’incremento delle malattie professionali: da 291 a 344, pari al 18,2%. Sul fronte degli incidenti mortali, nel primo semestre 2026 si registra inoltre una vittima, dopo che nello stesso periodo del 2025 non erano stati registrati infortuni mortali.
Nel confronto regionale, Rimini si colloca al settimo posto sia per numero di infortuni sia per malattie professionali denunciate.

La richiesta della CISL: più prevenzione e controlli

Di fronte a questi numeri, la CISL Romagna chiede di rafforzare il confronto permanente sul tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, coinvolgendo Regione, AUSL, INAIL, associazioni datoriali e parti sociali. “La sicurezza sul lavoro non può più essere trattata come un capitolo secondario delle politiche industriali del nostro territorio”, sottolinea il segretario generale della CISL Romagna Francesco Marinelli.

Per il sindacato non è sufficiente limitarsi a commentare periodicamente i dati. L’obiettivo indicato è rendere i tavoli provinciali già esistenti luoghi di confronto operativo, capaci di produrre proposte concrete, tempi e responsabilità condivise.

Tra le priorità indicate dalla CISL ci sono il rafforzamento delle risorse destinate ai controlli, ma soprattutto una maggiore attenzione alla prevenzione, attraverso formazione continua, addestramento pratico e un ruolo più forte per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS e RLST).

La CISL richiama anche l’esperienza già attiva nelle tre province romagnole che vede sindacati, istituzioni e organi di vigilanza entrare nelle scuole superiori per affrontare con gli studenti i temi della legalità, della salute e della sicurezza sul lavoro.

Un’attività che, secondo Marinelli, dovrebbe essere consolidata e rafforzata. “La cultura della sicurezza si costruisce nel tempo”, sottolinea il segretario generale, indicando nella formazione delle nuove generazioni uno degli strumenti per intervenire prima che si verifichino gli incidenti.

La richiesta è quindi quella di arrivare dal confronto tra istituzioni, sindacati e imprese a impegni misurabili: piani di prevenzione dedicati ai settori più esposti, più ispezioni laddove i rischi sono maggiori, organici adeguati per gli organismi di vigilanza e investimenti strutturali nella formazione. “Il lavoratore deve essere al centro: la sicurezza non è un costo da comprimere, ma il primo investimento per la tutela della salute dei lavoratori», conclude Marinelli.

E il messaggio della CISL è netto: in un territorio con un tessuto produttivo forte come quello romagnolo, anche il sistema di prevenzione deve essere all’altezza. Perché, conclude il segretario, chi esce di casa per andare al lavoro deve poter tornare a casa la sera.