Sbarco Humanity 1 a Marina di Ravenna, il sindaco Barattoni: “Dal Governo una non gestione dell’immigrazione che alimenta paure e odio”
Si sono concluse le operazioni di identificazione e screening delle 73 persone arrivate ieri nel porto di Ravenna a bordo della Humanity 1, dopo essere state soccorse in mare dalla nave di SOS Humanity. E proprio a poche ore dallo sbarco, il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni interviene sul tema dell’accoglienza e, più in generale, sulla gestione dell’immigrazione in Italia.
Il primo cittadino parte dai numeri dell’ultimo arrivo e da quello che, a suo giudizio, è uno degli aspetti meno conosciuti del sistema di accoglienza. “Come per tutti gli arrivi precedenti, la stragrande maggioranza di queste persone – 67 in questo caso – dopo essere arrivata in un porto del Nord Italia raggiungerà le più diverse province d’Italia, Sud compreso”, osserva Barattoni.
Da qui il sindaco allarga il ragionamento alla politica nazionale, sottolineando che negli ultimi anni all’aumento degli arrivi non vi è stato un adeguato rafforzamento dei percorsi di integrazione. «In quattro anni di governo Meloni sono sbarcati, in tutto il paese, oltre 150.000 persone in più rispetto alla legislatura precedente – scrive Barattoni – Nel frattempo, però, nulla è migliorato nei percorsi di gestione: negli stanziamenti per l’insegnamento della lingua italiana, per la valorizzazione delle competenze e per i percorsi di formazione professionale per gli stranieri; questo ha reso estremamente difficile e tortuoso ogni percorso di integrazione per chi è comunque destinato a rimanere nel territorio”.
È questo, secondo il sindaco, uno dei nodi principali della questione: non soltanto l’organizzazione degli sbarchi, ma ciò che accade alle persone una volta arrivate in Italia. Barattoni sostiene infatti che le difficoltà nei percorsi di integrazione finiscano per ricadere anche sui territori e sulle amministrazioni locali.
Nel mirino del primo cittadino ci sono anche le modalità con cui vengono individuati i porti di sbarco per le navi delle organizzazioni umanitarie. “Si è complicato quindi il lavoro delle ONG, costrette a inutili giornate di navigazione in più e a lasciare che queste persone scendano dalle navi in condizioni di incertezza, abbandono ed esclusione”, afferma.
Barattoni introduce quindi anche il tema delle persone che, una volta sbarcate in Italia, vorrebbero raggiungere familiari o conoscenti in altri Paesi europei. “In nessun conto è poi tenuto chi invece vorrebbe raggiungere affetti in altri paesi europei”, sostiene il sindaco, secondo il quale “le “minacce” sulla sospensione di Schengen rischiano di diventare un boomerang per un paese come il nostro al centro del Mediterraneo”.
La parte più dura della riflessione riguarda però la gestione complessiva del fenomeno migratorio. Barattoni parla apertamente di «una NON gestione del fenomeno» e attribuisce a questa situazione anche una precisa conseguenza politica e sociale.
“Ha una ragione profonda: alimentare paure e odio, generare nemici ben identificabili e, allo stesso tempo, scaricare sui territori e sui Comuni la gestione quotidiana di persone a cui non si prospetta nessun futuro o autonomia, ma che si rende facili prede di fenomeni illegali e/o criminali”.
Una situazione che, nella lettura del sindaco, finisce inevitabilmente per avere ricadute anche sul tema della sicurezza. “Tutto questo, inevitabilmente, genera insicurezza”, scrive Barattoni.
Il primo cittadino riconosce però che qualcosa, nell’ultimo anno, è cambiato sul fronte della distribuzione degli arrivi. “In quest’ultimo anno abbiamo ottenuto un riequilibrio nell’assegnazione fra i porti italiani”, osserva, aggiungendo però che “molto rimane da fare per creare percorsi che, mettendo al centro l’integrazione sociale, linguistica e lavorativa, garantiscano valorizzazione delle persone e sicurezza delle comunità”.
La conclusione è un appello politico, accompagnato da una critica molto netta a chi, secondo Barattoni, affronta il tema dell’immigrazione in modo diverso a seconda del ruolo ricoperto. “Se si lavorasse tutti insieme per questo obiettivo, anziché raccontare falsità ai cittadini quando si è all’opposizione, per poi fare il contrario quando si è al Governo, probabilmente ne gioverebbe la credibilità della politica e anche la coesione della società”.



