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Scuola, la Cisl Scuola Romagna boccia i “posti orario”: “Docenti costretti a spostarsi fino a 37 chilometri”

Dovevano garantire ai docenti precari uno stipendio pieno, evitando i contratti part-time involontari, ma rischiano di trasformarsi in cattedre distribuite tra scuole lontane decine di chilometri. La Cisl Scuola Romagna critica duramente i nuovi “posti orario” previsti nell’ambito delle Graduatorie Provinciali di Supplenza (GPS) e, dopo aver analizzato le disponibilità pubblicate dagli uffici scolastici provinciali di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, chiede una revisione immediata dei criteri utilizzati per abbinare le diverse sedi.

Il nuovo meccanismo consente di accorpare gli spezzoni orari per arrivare a un posto intero, distribuendo il servizio fino a un massimo di tre scuole e due diversi comuni. L’obiettivo, sottolinea il sindacato, era quello di superare il problema degli spezzoni e consentire ai precari di raggiungere un orario completo e, di conseguenza, uno stipendio pieno.

Secondo la Cisl Scuola Romagna, però, l’applicazione concreta del sistema avrebbe prodotto situazioni molto diverse da quelle attese. «L’idea iniziale prevedeva accoppiamenti logici e sostenibili. Un docente avrebbe potuto completare l’orario lavorando su due o tre istituti situati in due comuni differenti e distanti meno di 20 chilometri: un sacrificio accettabile in cambio di stabilità economica. Nei fatti, l’algoritmo ha partorito mostri logistici».

Il sindacato afferma di avere riscontrato, esaminando le disponibilità pubblicate nei tre territori romagnoli, posti orario costituiti da frazioni di cattedra in scuole distanti fino a 37 chilometri tra loro. Distanze che, soprattutto quando gli spostamenti interessano le zone collinari e appenniniche, possono tradursi secondo la Cisl in tempi di percorrenza consistenti tra una sede e l’altra.

Il problema non sarebbe soltanto organizzativo. A pesare sui docenti, sostiene il sindacato, sarebbero anche i costi degli spostamenti: carburante e manutenzione dell’auto rischierebbero di ridurre sensibilmente il vantaggio economico ottenuto con il passaggio da uno spezzone a un orario completo.

La Cisl pone inoltre una questione di sicurezza, legata alla necessità di muoversi quotidianamente tra istituti differenti e rispettare gli orari delle lezioni anche in presenza di traffico o condizioni meteorologiche difficili. A questo si aggiungono le possibili conseguenze sull’organizzazione dell’attività didattica, con insegnanti chiamati a dividersi tra realtà scolastiche anche molto distanti.

«Il precario è posto davanti a un ricatto – attacca la Cisl Scuola Romagna –. Accettare una cattedra “fatta a pezzi” e viaggiare per ore, o rifiutare e rimanere senza stipendio».

Secondo il sindacato, il nuovo sistema rischia inoltre di complicare il lavoro delle stesse scuole, chiamate a coordinare gli orari di docenti impegnati contemporaneamente in più istituti. «In tutto questo non c’è vantaggio per studenti e famiglie così come per scuole che dovranno “incastrare gli orari” come in puzzle più di quanto già facevano negli anni passati».

Da qui la richiesta di intervenire sui criteri adottati per costruire i posti orario nelle tre province romagnole. «Come Cisl Scuola Romagna non possiamo tollerare che il diritto a uno stipendio dignitoso venga scambiato con la trasformazione dei docenti in pendolari della speranza. Chiediamo con forza una revisione immediata dei criteri di accoppiamento delle sedi: la vicinanza geografica deve essere un vincolo tassativo, non un optional sacrificato sull’altare della burocrazia».