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Nuova ondata di caldo sulla Romagna con temperature fino a 37 gradi. Il climatologo Randi: “Autunno ad alto rischio”

L’estate meteorologica sta terminando, ma il caldo non sembra intenzionato ad abbandonare la Romagna. Dopo le numerose rimonte dell’anticiclone subtropicale registrate negli ultimi mesi una nuova fase caratterizzata da temperature molto superiori alla media è attesa nei primi giorni di settembre.
Non dovrebbero essere raggiunti i picchi di 40 gradi toccati durante l’estate, anche per effetto dell’accorciamento delle giornate. Nelle zone interne e occidentali della Romagna, tuttavia, le temperature potrebbero salire fino a 35-37 gradi: valori eccezionalmente elevati per questo periodo dell’anno e vicini ai record mensili.

A destare preoccupazione non è soltanto la nuova ondata di calore. Il Mediterraneo e l’Adriatico hanno infatti accumulato un’enorme quantità di energia che potrebbe alimentare piogge più abbondanti, violente grandinate e forti raffiche di vento con l’arrivo delle perturbazioni autunnali.

Ne abbiamo parlato con Pierluigi Randi, climatologo romagnolo nonché presidente dell’Associazione Meteorologi Professionisti (AMPRO), per comprendere quale scenario attende la Romagna nelle prossime settimane.

L’INTERVISTA

Siamo di fronte all’ennesima rimonta dell’anticiclone subtropicale. Che cosa significa?

“È uno schema che si ripete ormai da oltre tre mesi. La fascia delle alte pressioni che nasce alle latitudini tropicali tende a spostarsi verso nord, estendendo una sorta di cupola / bolla sul Mediterraneo. È già successo alla fine di maggio e poi durante giugno, luglio e agosto”.

Quali temperature possiamo aspettarci?

“Essendo all’inizio di settembre non raggiungeremo probabilmente i picchi di 40 gradi e oltre registrati tra luglio e agosto. Le giornate si stanno accorciando e il bilancio radiativo terrestre ne risente. Le anomalie rispetto alla media saranno comunque notevoli: nelle aree interne e occidentali della Romagna potremmo raggiungere abbastanza facilmente i 35-37 gradi. Per settembre sarebbero valori molto vicini ai record e risulterebbero elevati persino in piena estate”.

Quando è atteso il momento più caldo?

“La fase comincerà gradualmente, senza un aumento improvviso delle temperature. Il picco dovrebbe verificarsi indicativamente tra il 5 e l’8 settembre”.

Il Mediterraneo ha accumulato molto calore durante l’estate. Quali conseguenze può avere?

“Il mare ha incamerato un’enorme quantità di energia. L’acqua, a differenza del suolo, si riscalda e si raffredda molto lentamente. Il calore immagazzinato viene quindi restituito gradualmente all’atmosfera attraverso l’evaporazione, aumentando la quantità di vapore acqueo presente. Finché permane l’alta pressione, però, non accade nulla. Con il tempo stabile il vapore rimane nell’atmosfera senza produrre effetti particolari. Quando arriva una perturbazione organizzata o si forma un temporale, però, questi sistemi trovano una maggiore riserva di energia e possono generare precipitazioni più intense o abbondanti”.

Possiamo immaginare l’atmosfera come una spugna?

“È proprio così. Se il mare è molto caldo, questa spugna diventa più grande e riesce ad assorbire una maggiore quantità d’acqua. Quando viene “strizzata”, le precipitazioni possono essere più abbondanti. Parliamo infatti di una spugna atmosferica in espansione”.

Si tratta quindi di una situazione pericolosa?

“È un fattore che amplifica il rischio. Finché il tempo resta stabile non succede nulla, ma le perturbazioni autunnali troveranno a disposizione una quantità enorme di calore, potenzialmente in grado di trasformarsi in piogge molto intense. Non possiamo sapere in anticipo dove accadrà perché dipenderà dall’ingresso e dall’evoluzione delle perturbazioni, ma con temperature marine normali il pericolo sarebbe inferiore.
L’autunno è già normalmente la stagione più piovosa dell’anno. Immettere nel sistema un eccesso di energia aumenta la possibilità che le precipitazioni diventino più abbondanti. Non è una regola automatica: non significa che ogni perturbazione provocherà eventi estremi. Significa, però, che il rischio è maggiore”.

Qual è attualmente l’anomalia termica dell’Adriatico?

“La temperatura superficiale si trova intorno ai 3,5 gradi sopra la media. Dopo questa nuova fase calda potrebbe arrivare a circa 4 gradi oltre la norma verso il 10 settembre. Nel settembre 2024, quando si verificarono le piogge alluvionali, l’Adriatico presentava un’anomalia simile. Avrebbe piovuto comunque, ma con temperature normali le precipitazioni sarebbero state probabilmente meno abbondanti”.

Il mare riesce a disperdere durante l’inverno tutto il calore accumulato?

“Sempre meno. Il Mediterraneo, durante lo scorso inverno, non è riuscito a smaltire completamente il calore immagazzinato nell’estate precedente. Le nuove quantità di energia si aggiungono quindi a quelle residue. Le analisi mostrano inoltre che il riscaldamento non interessa più soltanto la superficie, ma raggiunge strati sempre più profondi.
Quindi, anche se arriva un’ondata di freddo e la temperatura superficiale torna temporaneamente nella norma, dopo qualche giorno il calore presente in profondità tende a riemergere. Le acque tornano così ad avere valori superiori alla media. È un meccanismo difficile da interrompere, soprattutto quando otto o persino dieci mesi dell’anno risultano più caldi del normale”.

Possiamo prevedere eventuali fenomeni violenti al termine di questa ondata di calore?

“Quando l’atmosfera contiene così tanta energia, un temporale può produrre effetti più intensi e dannosi. Lo stesso fenomeno, trent’anni fa, avrebbe probabilmente generato pioggia e vento, ma con minore violenza. Il caldo non provoca direttamente il temporale, ma può renderlo più forte”.

Tra il 9 e il 10 settembre potrebbe cambiare la situazione?

“I segnali indicano il possibile arrivo di una perturbazione, ma la previsione dovrà essere confermata perché mancano ancora diversi giorni. Potrebbe scendere aria più fresca dal Nord Atlantico, andando a incontrare condizioni ancora tipicamente estive sull’Italia e sul Mediterraneo. Questo contrasto potrebbe favorire fenomeni più intensi rispetto a quelli che avremmo in una situazione normale. Al momento è però impossibile stabilire quali aree saranno maggiormente coinvolte”.

Dovremo abituarci al forte maltempo?

“Non significa che ogni temporale sarà distruttivo o che tutte le grandinate produrranno chicchi enormi. Questi eventi, però, avranno una probabilità maggiore di manifestarsi. Il problema non riguarda soltanto l’agricoltura, ma anche le abitazioni, le automobili, le infrastrutture e la sicurezza delle persone”.

Quale messaggio possiamo ricavare da quanto accaduto?

“Questi eventi devono rappresentare un punto di partenza e un incentivo ad agire sul territorio, assegnando al problema la giusta priorità. Dobbiamo riflettere seriamente su come adattarci al nuovo clima. I campanelli d’allarme sono già suonati: adesso bisogna muoversi”.