Concessioni balneari, nuovo bando-tipo per le gare. Frisoni: “Servono regole nazionali certe, responsabilità chiare”
Le nuove gare per le concessioni balneari entrano in una fase delicata. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha presentato in Conferenza unificata una nuova versione del bando-tipo nazionale che dovrà fare da riferimento per le procedure di affidamento delle concessioni demaniali marittime a finalità turistico-ricreativa. Ora il testo è al centro del confronto con Regioni ed enti locali, in vista del parere della Conferenza unificata.
Per l’Emilia-Romagna il passaggio è particolarmente importante, considerato il peso del sistema balneare sull’economia e sull’offerta turistica della costa. La Regione chiede che il nuovo impianto garantisca regole omogenee a livello nazionale, ma anche margini di flessibilità per consentire ai Comuni di adattare le procedure alle caratteristiche dei diversi territori.
“Stiamo approfondendo l’ultima versione del bando-tipo e nei prossimi giorni ci confronteremo con le altre Regioni in vista del parere che dovrà essere espresso in Conferenza unificata. Il lavoro svolto in questi mesi ha permesso di fare passi avanti, ma restano alcuni punti cruciali sui quali riteniamo necessario continuare il confronto con il Governo. Un principio per noi è molto chiaro: non possono essere scaricate in maniera confusa a Regioni e Comuni adempimenti, responsabilità o decisioni che per loro natura e competenza devono trovare una chiara definizione a livello statale. Il bando-tipo deve servire esattamente al contrario: costruire una cornice nazionale chiara e omogenea, dentro la quale le amministrazioni possano operare con certezza”.
Così l’assessora regionale al Turismo, Roberta Frisoni, commenta la nuova versione dello schema di bando-tipo nazionale predisposto dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per le procedure di affidamento delle concessioni demaniali marittime a finalità turistico-ricreativa.
La bozza, ancora oggetto di confronto con Regioni ed enti locali, introduce alcuni elementi destinati a incidere concretamente sulle future gare. Le nuove concessioni potranno avere una durata da 5 a 20 anni, con la durata da definire anche in relazione agli investimenti previsti e al tempo necessario per il loro ammortamento. Le procedure di affidamento dovranno essere avviate con la pubblicazione del bando almeno sei mesi prima della scadenza delle concessioni e comunque entro il 30 giugno 2027. Nel frattempo dovrà essere garantita la continuità dei servizi e le concessioni attualmente in essere continueranno ad avere efficacia fino all’effettivo subentro del nuovo concessionario.
Un altro capitolo centrale riguarda il passaggio tra vecchio e nuovo concessionario. La bozza prevede un indennizzo a favore del concessionario uscente, calcolato sul valore degli investimenti effettuati e non ancora ammortizzati al termine della concessione, oltre a una componente destinata a garantire un’equa remunerazione degli investimenti realizzati negli ultimi cinque anni. La quantificazione dovrà essere effettuata da uno o più professionisti individuati dall’ente concedente.
Per favorire una maggiore partecipazione alle gare, il testo introduce inoltre limiti alla concentrazione delle concessioni: gli operatori non potranno presentare offerte per un numero di lotti superiore al limite massimo previsto per ciascuna tipologia concessoria. L’ente concedente potrà inoltre organizzare le aree in lotti anche senza essere vincolato all’estensione delle concessioni attualmente esistenti, prevedendo, in determinate condizioni, l’accorpamento di più concessioni.
La selezione del nuovo concessionario dovrà avvenire attraverso il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, sulla base del miglior rapporto tra qualità e prezzo. La bozza attribuisce quindi un ruolo centrale alla qualità del progetto e dei servizi, con la possibilità per i singoli bandi di prevedere anche criteri premiali, ad esempio a favore delle piccole e medie imprese o per la stabilità occupazionale.
Proprio su questo punto interviene la Regione Emilia-Romagna, che considera prioritario evitare che la competizione tra operatori si concentri sull’aumento del canone e chiede invece che siano valorizzati soprattutto qualità dei progetti, servizi e investimenti.
“Ci sono aspetti che vanno nella direzione che abbiamo indicato fin dall’inizio, a partire dalla tutela della continuità del servizio, che consideriamo fondamentale per garantire la qualità dell’offerta turistica e accompagnare in modo ordinato questa fase di transizione- prosegue l’assessora Frisoni-. Allo stesso tempo ribadiamo la nostra contrarietà a criteri che attribuiscano punteggi sulla base dell’aumento del canone: la competizione deve misurarsi innanzitutto sulla qualità dei progetti, dei servizi e degli investimenti. Ed è altrettanto importante che, all’interno di una cornice nazionale chiara, sia lasciata ai Comuni la necessaria flessibilità per declinare i bandi sulla base delle caratteristiche e delle esigenze dei diversi territori. È un punto sul quale abbiamo insistito fin dall’avvio del confronto e che continueremo a sostenere”.
Il confronto, dunque, non è ancora concluso. La Regione Emilia-Romagna punta a una versione definitiva del bando-tipo che possa essere applicata concretamente dalle amministrazioni senza lasciare margini di incertezza su competenze e responsabilità.
“Occorre arrivare a una versione realmente condivisa del bando-tipo e, soprattutto, a un provvedimento che possa essere concretamente applicato e dare certezze alle amministrazioni e alle imprese- conclude l’assessora-. Dopo mesi di lavoro tecnico, serve completare il percorso senza lasciare zone grigie o questioni irrisolte sulle spalle dei territori. Come Regione abbiamo accompagnato fin dall’inizio questo percorso mantenendo un confronto costante con i Comuni, le associazioni di categoria e tutti i soggetti coinvolti, e continueremo a portare le istanze del sistema balneare emiliano-romagnolo al tavolo nazionale. L’obiettivo resta quello su cui abbiamo lavorato in questi mesi: regole nazionali certe, responsabilità chiare e strumenti che permettano ai Comuni di affrontare le procedure tutelando la qualità e le caratteristiche del nostro sistema balneare”.


