Traffici di armi dal porto di Ravenna, presidio l’8 ottobre: attesa per l’udienza al Consiglio di Stato
Sarà una giornata seguita da Ravenna a Roma quella di mercoledì 8 ottobre, quando il Consiglio di Stato sarà chiamato all’udienza conclusiva della vertenza che vede contrapposte le Dogane di Ravenna e la giornalista Linda Maggiori sul tema dell’accesso ai dati relativi ai traffici portuali.
A Ravenna, dalle 18, il Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto ha organizzato un presidio in piazza del Popolo, mentre a Roma, al termine dell’udienza, è prevista una conferenza stampa alla Camera dei deputati.
La giornalista, assistita dall’avvocato Andrea Maestri, è affiancata nel procedimento da diverse realtà che sono intervenute ad adiuvandum, tra cui USB, The Weapon WATCH – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei, Cred e altri giuristi. Alla conferenza stampa romana, prevista dalle 19 nella sala stampa della Camera, saranno presenti anche la deputata M5S Stefania Ascari, che ha seguito la vicenda, e i senatori Marco Croatti e Antonio Ferrara. L’esito dell’udienza sarà trasmesso in diretta streaming durante il presidio di Ravenna.
Il Coordinamento, nel presentare l’iniziativa, torna a chiedere trasparenza sui traffici di armi e di prodotti dual use attraverso il porto di Ravenna e ribadisce la propria opposizione alle spedizioni dirette verso Israele e verso le colonie israeliane in Cisgiordania.
Secondo quanto sostiene il Coordinamento, nonostante le modifiche al Codice Sapir annunciate nel maggio scorso, sarebbero continuati i traffici di materiali che il gruppo considera riconducibili alla filiera militare o a possibili utilizzi militari. Nel comunicato vengono citati, tra gli altri, materiali dual use destinati a Elbit System, nitrato di ammonio e macchinari agricoli destinati, secondo il Coordinamento, a colonie israeliane in Cisgiordania.
Da qui anche la richiesta di rendere pubblico il nuovo codice etico: «In che modo la modifica del Codice Sapir, avvenuta a maggio ha impedito tutto questo? E quando potremo leggere questo codice etico che nel sito Sapir è ancora aggiornato al settembre 2023?», scrive il Coordinamento.
Nel mirino finiscono anche Regione Emilia-Romagna e Comune di Ravenna, che, secondo quanto riferito dal gruppo, non si sarebbero costituiti ad adiuvandum nella vertenza legale. Il Coordinamento sottolinea inoltre che le due istituzioni avrebbero scritto all’Ufficio nazionale delle Dogane chiedendo trasparenza sui traffici di armi nei porti italiani, senza però aver ricevuto risposta dopo un mese.
Il gruppo critica quella che definisce la logica secondo cui garantire la trasparenza soltanto sul porto di Ravenna potrebbe determinare uno svantaggio commerciale rispetto agli altri scali italiani. «A noi questa sembra solo una scusa per procrastinare e allontanare la responsabilità. Come società civile non demordiamo», si legge nel comunicato.
Il Coordinamento annuncia infine che, in caso di una decisione del Consiglio di Stato sfavorevole all’accesso ai dati, intende proseguire la battaglia giudiziaria fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo. E guarda già al 30 ottobre, quando annuncia l’adesione allo sciopero internazionale dei portuali contro le guerre, con una manifestazione a Ravenna. «La lotta va avanti», conclude il Coordinamento.


