CISL Romagna: “Ravenna al secondo posto in E-R per casi di decessi sul lavoro, quasi raddoppiati rispetto al 2017”

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“Una settimana tragica in Romagna ieri a Lugo e martedì a Sarsina: l’allarme che avevamo lanciato nei giorni scorsi è purtroppo triste realtà.” Questa è l’affermazione di Francesco Marinelli, segretario generale CISL Romagna, che esprime il proprio cordoglio alla notizia del fatale incidente sul lavoro accaduto venerdì a Lugo, in cui ha perso la vita un giovane lavoratore di 38 anni.

Una scia di infortuni mortali in cui si deve prendere nota di quello accaduto martedì scorso nei campi del sarsinate e del decesso del 3 settembre scorso dell’edile a Cesena e di un altro operaio a giugno a Santarcangelo di Romagna: solo per citarne alcuni. Proprio nei giorni scorsi la CISL Romagna ha presentato il secondo rapporto annuale su “Gli infortuni sul lavoro in Romagna”, in cui emergevano i record negativi del territorio romagnolo.

DECESSI SUL LAVORO

“A Ravenna sono quasi raddoppiati i casi di decesso nei luoghi di lavoro, passando dai 5 morti del 2017 ai 9 decessi del 2018 – spiega il segretario – questo ha fatto balzare la provincia dal quinto al secondo posto in Emilia-Romagna con 5,2 sinistri letali ogni centomila occupati.”

A Forlì-Cesena riduce i decessi sono scesi a 7 nel 2018, ma quello che preoccupa è l’incidenza. Infatti su centomila lavoratori sono ben 4 gli eventi micidiali, sempre superiori alle medie regionale di 3,3 e nazionale di 3.

INFORTUNI SUL LAVORO

Il rapporto analizza anche gli infortuni definiti “accertati” da parte dell’INAIL e che non hanno avuto esiti mortali.

“Purtroppo gli infortuni sul lavoro sono aumentati nella provincia di Forlì-Cesena nell’anno 2018 – continua  Marinelli – confermandola al secondo posto in regione per rischiosità lavorativa in rapporto agli occupati: tre infortuni ogni cento lavoratori”.  Ravenna mantiene la seconda posizione, pur registrando una riduzione per valori assoluti di 50 incidenti. Migliora, invece, la situazione a Rimini che diminuisce gli infortuni sia in valore assoluto, sia in rapporto ai lavoratori passando dal quinto al sesto posto in Emilia-Romagna.

…SEGUE…

“Da questi numeri è evidente che la sicurezza nei posti di lavoro continua a essere una criticità per l’economia romagnola, non solo per i danni causati direttamente alle persone – riprende – ma anche per i costi sociali e aziendali che si scaricano sulla collettività. Questa non è l’Industria 4.0 che può concorrere a livello europeo.”

“Manca ancora nel nostro paese una vera cultura della sicurezza. La sicurezza non va considerata dalle imprese solo come un adempimento alle norme, ma una vera leva di sviluppo e crescita, che tiene insieme benessere delle persone e produttività.”
Purtroppo il Governo ha recentemente abbassato la guardia su questo argomento, infatti ha tagliato 410 milioni di euro sui piani d’investimento per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

TRE APPELLI

“Non possiamo accettare che nel terzo Millennio si muoia di lavoro e per il lavoro, quindi come CISL Romagna lanciamo tre appelli: alle imprese perché migliorino l’organizzazione del lavoro e la formazione dei lavoratori per una cultura della sicurezza, all’AUSL perché collabori il più possibile con i Rappresentanti dei Lavoratori per la sicurezza e al Governo perché finanzi l’assunzione di personale presso gli Ispettorati Territoriali del Lavoro e costituisca una cabina di regia come quella prevista per il caporalato.”

Le tabelle illustrative dei dati.

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