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Il Fondo sociale regionale per il welfare aumenta di 2 milioni di euro per far fronte all’emergenza Covid

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Il Fondo sociale regionale incrementa la propria dotazione passando da 49,3 milioni di euro a 51,3 (+4%). Crescono anche le risorse regionali destinate al fondo sociale in misura del 14% (2,85 milioni di euro). Si tratta di un Fondo atteso dai Comuni, che, in una anno difficile a causa della crisi determinata dall’epidemia di Covid, devono programmare le risorse al più presto e presentarle alla Regione entro il 31 maggio. Incremento, inoltre, anche per i fondi della “scheda 40”, dedicata al contrasto alle diseguaglianze e alla crisi economico-sociale generata dall’emergenza sanitaria: la Regione ha già previsto tre milioni.

Fra i tanti punti del programma, la Giunta ha acceso un riflettore sulle carceri (+8% dei fondi) e ha previsto 300mila euro per le azioni a supporto delle persone senza fissa dimora finalizzate a programmare i servizi di accoglienza e garantire le attività oltre l’emergenza freddo. A queste, si aggiungono i fondi per la prevenzione dell’allontanamento dei minori, passato da 250mila euro a 350mila nel 2020 e oggi confermato.

Il progetto del Fondo è stato illustrato dalla vice presidente Elly Schlein (e assessore al Contrasto alle diseguaglianze e transizione ecologica) in commissione Politiche per la salute e politiche sociali, davanti alla presidente Ottavia Soncini, e ai consiglieri. Il Fondo sociale regionale, al termine della discussione, ha avuto il parere favorevole della commissione.

La vice presidente ha sottolineato un unicum, insieme con la Regione Friuli Venezia Giulia: “Siamo gli unici a destinare il 100% delle risorse statali al contrasto alle diseguaglianze anche a sostegno delle tante richieste dei Comuni che, dalla scorsa primavera, avevano segnalato l’aumento di nuovi servizi”. La scheda 40 è stata aggiunta alle 39 del Piano sociale e sanitario regionale, proprio per rispondere alle nuove emergenze. Schlein ha ricordato che si devono avere le capacità per intercettare le nuove fasce di popolazione colpite dalla crisi. Le azioni da mettere in campo devono essere innovative e rispondere in modo flessibile e tempestivo. Importante è il lavoro di rete con tutte le istituzioni – senza tralasciare il terzo settore – adottando anche politiche diverse. Infine, i fondi regionali hanno permesso di catalizzare verso questi obiettivi le risorse provenienti da fonti diverse (nazionali, regionali, comunali, Ue, donazioni di privati). Schlein ha sottolineato la nascita di nuove e impreviste povertà di molte famiglie, indebitamento, perdita del posto di lavoro. Occorre dare una risposta organica e non lasciare indietro nessuno, anche promuovendo il lavoro di comunità e prossimità.

I distretti dovranno dare contributi economici, sostenere affitti e utenze, concedere prestiti, erogare buoni spesa, ma anche dare sostegno socio-educativo, aiutare le attività scolastiche dei ragazzi. Vasta la platea a cui si rivolgerà il Piano: famiglie vulnerabili in primis, senza dimora, minori, detenuti, poveri e fragili, precari, studenti senza mezzi necessari per la formazione, donne e altri soggetti.

La azioni dovranno essere tempestive e flessibili, realizzate dal Servizio sociale territoriale e dagli Enti del territorio. Tra i punti, ci sono il sostegno all’autonomia abitativa, il sostegno socio-educativo e il supporto ai genitori. I bisogni che dovranno essere soddisfatti sono il contrasto all’isolamento sociale, il sostegno economico e quello alimentare con beni di prima necessità. Per farlo, ha proseguito Schlein, vanno riorganizzati i servizi sociali e le procedure per facilitare l’accesso ai cittadini, occorre supportare l’autonomia e le politiche del lavoro nonché aiutare chi è colpito dal virus, anche soddisfacendo le necessità quotidiane (spesa, rifiuti, dispositivi di protezione, aiuto ai familiari dei deceduti).

I Comuni, destinatari dei 4 miliardi di euro dedicati, si sono impegnati nella programmazione delle risorse in maniera sinergica, mettendo a sistema e investendo le tante risorse a disposizione sino ad arrivare ad un ammontare complessivo che supera i 24 milioni. Di questi: 7 milioni (circa 1/3) sono finanziati con risorse regionali (finalizzato + FSL); il 35% con altri fondi statali (8,5 milioni); circa il 20% con risorse proprie dei comuni (oltre 4,4 milioni); il 7% circa con risorse di privati (donazioni e/o lasciti) pari a oltre 1,7 milioni euro. Oltre a queste risorse ci sono 25 milioni provenienti dai Comuni.

Partecipato il dibattito in commissione. Secondo la presidente Soncini, “il rafforzamento degli interventi per infanzia, adolescenti e famiglie nonché contrasto a povertà, ci consentono di avere una democrazia stabile che previene le tensioni sociali. I cambiamenti richiedono ai servizi pubblici interventi innovativi. La parola chiave è comunità: familiari, di lavoro, locali. Il Piano socio sanitario deve considerare altri strumenti di programmazione”.

Stefania Bondavalli (lista Bonaccini) ha affermato che “l’emergenza continua e gli evidenti riflessi sociali rischiano di incidere sulle condizioni con cui persone e famiglie affrontano la quotidianità. La povertà minorile è aumentata, e tra gli adolescenti il 15,8% vive in condizioni di rischio e il 4,5% vive in nuclei famigliari con grave deprivazione materiale, mentre il 64% delle famiglie non riesce a rispondere a bisogni materiali e il 31% non può affrontare spese impreviste”. Positivi per Bondavalli, la destinazione del 100% delle risorse statali a infanzia, adolescenti e famiglie così come il 40% del fondo sociale locale “per l’inclusione attiva e il sostegno del contesto famigliare dove vivono bambini”.

Simone Pelloni (Lega) ha evidenziato che “l’illustrazione ci trova d’accordo di fronte all’aumento di famiglie in crisi e più povere. Ci aspettavamo, però, maggiori risorse, perché 2 milioni in più con tutti i nuovi bisogni non bastano nemmeno in anno normale. Servono risorse straordinarie se vogliamo invertire la curva della diseguaglianza. E lo sforzo dei nuovi amministratori è proprio questo, trovare nuove risorse, non gestire l’esistente. L’assessore si imponga di più in sede di bilancio”.

Daniele Marchetti (Lega) ha definito lo strumento “importante per Comuni e distretti. Certo, sarebbero utili risorse aggiuntive. Propongo una riflessione sul Fondo regionale sociale per gli strumenti finanziamento. I fondi regionali arrivano dallo Stato e dalla Ue. Chiesi se fosse possibile usare le risorse del Fondo sociale europeo, ma mi risposero che non era necessario. Oggi, però, il quadro è cambiato: tecnicamente è possibile ragionare su un uso del Fondo sociale europeo per concorrere ad aiuti regionali?”.

Igor Taruffi (ER Coraggiosa) ha esaltato il Piano in cui “si vede attenzione e consapevolezza in un momento straordinario. L’aumento delle risorse è positivo. Serve flessibilità negli interventi e capacità di leggere la società alla luce dei nuovi bisogni che si stanno creando”.

Per Valentina Castaldini (Forza Italia) “il programma annuale non basta, rispetto alla situazione che affronteremo nei prossimi mesi. Schlein dovrà immaginare traiettorie e strade totalmente sconosciute. Serve coraggio, bisognerà usare tutte le risorse e tutto ciò che offre il territorio. Servono grandi riforme, per affrontare bisogni inimmaginabili, nuove povertà che ci faranno cambiare mentalità. I soldi siano spesi alla perfezione. Si stipuli un patto con il territorio, che è una sentinella, e si considerino nuovi bisogni. Si parta dalla famiglia, primo nucleo della comunità”. E ancora, secondo Castaldini, la povertà non sia mai slegata dal lavoro e si riformi l’assistenza sociale “che spesso non risponde ai bisogni, con una formazione costante e responsabile”. Infine, “un aiuto può venire dalla società civile”.

Di un “nuovo scenario e nuove esigenze” ha parlato Lia Montalti (Partito democratico). “Le Politiche regionali e quelle territoriali vanno rese flessibili per dare risposte in tempi rapidi. La scheda 40 è la palestra per affrontare la flessibilità e va resa strutturale, per dare servizi e risposte a fragilità che cambiano e si trasformano. Credo che la programmazione dei fondi Ue vada affiancata al Piano socio sanitario. Purtroppo, la povertà è crescente e per rispondere all’invecchiamento della popolazione occorre sostenere la natalità”.

Federico Amico (ER Coraggiosa) ha sottolineato l’aumento “di 4 milioni nel 2020 a cui se ne sommano altri tre del fondo sociale regionale. E’ il segno di un patto solido tra amministrazioni, terzo settore, cittadini. La strategia della scheda 40, in relazione ad altre misure, contenute nel Piano socio sanitario, ha dato frutti. L’impianto interviene sul 2021 – penso ad esempio alla crisi che provocherà la fine del blocco dei licenziamenti – che dovrà puntare su flessibilità, mobilità e intreccio fra i vari attori attori. Vanno rivisitati i servizi e le risorse servono per ridurre la quota di assistenti sociali in relazione al numero di abitanti. Questo è importante per offrire servizi universali alla popolazione della regione. Bene l’intervento sulle carceri, dove il contagio è stato forte, e sui senza fissa dimora e la loro mobilità, grazie ai trasporti gratis. Qui ci sono le basi per la costruzione del Piano socio sanitario”.

La vice presidente di commissione, Francesca Maletti (Partito democratico) ha scandito che nessun governo “ha fatto ciò che l’Emilia-Romagna ha stabilito con la legge regionale 2 del 2003, garantendo risposte e accesso ai servizi per tutti i cittadini”. Il contrasto alle diseguaglianze “dà risposte diverse. Condivido la decisione di usare il 100% delle risorse nazionali per giovani e famiglie. Il Piano sanitario 2017-2020 in parte è superato. Occorre rivedere i parametri e considerare anche le risorse europee. Dobbiamo dare ai territori e alle Unioni di Comuni risorse certe, poi la politica deciderà quali risposte dare. Va ricreato il concetto di comunità, da rivedere dopo l’emergenza Covid. Ci sono tanti disoccupati e tanti perderanno il lavoro dopo la fine del blocco dei licenziamenti, poi ci sono coloro che perderanno la casa”.

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