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Indino (Confcommercio Rimini): “Promuovere il territorio di 3 province con la società InRomagna è in contrasto con Destinazione Romagna”

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“L’accordo tra Ravenna e Forlì-Cesena per la Dmc all’interno dell’aeroporto di Forlì dà la misura di come da una parte le altre province romagnole chiedano a Rimini di non fare campanilismo e dall’altra provino a costruire un campanile nuovo sui propri territori – dice il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Gianni Indino -. Promuovere il territorio di tre province con la società InRomagna si colloca, non solo per il nome scelto, in contrasto con Destinazione Romagna. Una scelta che non ci sta soprattutto perché, ancora una volta, la Romagna va a farsi concorrenza in casa, da sola, con le sue stesse mani. Condivisione e politiche sinergiche sembrano lontane anni luce da questo scatto dell’aeroporto di Forlì e di ciò che gli ruota attorno. Siamo sicuri che questo doppio canale di promozione della Romagna possa portare vantaggi? Dispiace poi dover leggere dai giornali di questi accordi che mandano all’aria sinergie, piani comuni, tavoli di lavoro e convergenze”.

“Per implementare il turismo romagnolo – prosegue Indino – serve sedersi al tavolo con tutti gli attori, non puntare su un altro scalo che va in antitesi a quello riminese proprio perché ora ha deciso di premere sul turismo, non creare un’altra Dmc parallela tagliando fuori Rimini dai discorsi turistici di cui è indiscutibilmente leader. Sotto questi campanili ci sono opportunità, peculiarità ed eccellenze diverse che vanno convogliate in un’unica destinazione: la Romagna. Il nome giusto della nuova Dmc a questo punto doveva essere “InRomagna meno Rimini”, visto che così è nei piani e così sarà nei fatti: di sicuro sarebbe stato più consono al progetto”.

“Purtroppo si è persa un’altra occasione per fare sistema nel settore turismo – precisa il presidente -, inficiando un percorso già intrapreso solo per provare a costruire un campanile più alto escludendo la nostra provincia. Dinamiche incomprensibili. Se in Romagna parlando di turismo non consideri la provincia di Rimini, è come se in Toscana per parlare di marmo non vai a Carrara: ci saranno cave di marmo anche a Lucca, ma di certo nessuno si sognerebbe di farlo se non altro per l’esperienza e la notorietà di cui gode internazionalmente la culla del marmo italiano. Se ognuno è libero di poter puntare sugli asset che ritiene più opportuni, non crediamo sia giusto questo tentativo di divisione e sovrapposizione sul territorio, prima con l’aeroporto, ora con la Dmc interprovinciale che, guarda caso, trova sede proprio all’interno dello scalo forlivese. Sembra un film già visto anni fa, di cui conosciamo il finale. E non è stato lieto. Se dovessimo rincorrere le mire di parte della Romagna, costruire campanili sempre più alti, ora a Rimini dovremmo costruire un porto industriale e commerciale, o bonificare la spiaggia e convertirla in ettari di colture frutticole. Ma non scherziamo! Se solo ci pensassimo però, parleremmo prima con chi è più esperto”.

“Vedremo cosa accadrà in inverno, quando i maggiori flussi turistici saranno passati. Vedremo se InRomagna riuscirà a fare incoming o se dovrà concentrarsi sull’outgoing, riempiendo i voli di romagnoli in partenza per le vacanze all’estero. Due aeroporti a soli 40 km di distanza riusciranno a riempire aerei e città o si dovranno contendere le compagnie e le camere a suon di euro, rischiando di alterare il mercato con ripercussioni che è meglio non immaginare? Non ritengo questa “scissione turistica in salsa romagnola” una operazione capace di fare il bene del territorio, men che meno in un momento di faticosa ripartenza come questo, in cui occorrerebbe fare fronte comune o almeno cercare di non dividersi la stessa fetta di torta pur di non far percorrere 40 km di pullman in più alle comitive” conclude Indino.

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