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DOMINANZE PATRIARCALI / 13 / Dalla parte di Ilenia. La sentenza ‘giusta’ e quella ‘sciagurata’: non mi basta, perché una donna è uccisa ogni 11 minuti nel mondo

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12 maggio 2022, Corte d’Assise di Ravenna, processo per il femminicidio di Ilenia Fabbri. Parole grosse e potenti. Leggendo le motivazioni della sentenza di condanna all’ergastolo di Claudio Nanni e Pierluigi Barbieri per il femminicidio di Ilenia Fabbri, a prima vista pare di leggere un giallo. Tutto fila alla perfezione. La tragedia scorre secca, discorsiva, puntuale. La scrittura fluisce rapida e incisiva, senza inutili fronzoli legulei, che forse non avrei capito.

Dal 6 febbraio 2021, giorno del delitto, la narrazione procede a ritroso. Le minacce di morte di Claudio Nanni contro Ilenia Fabbri. La causa di lavoro che lei aveva intentato contro di lui. L’aggressione in ottobre del 2017. Fino al 21 settembre 2017: il giorno della ‘sciagurata’ ordinanza presidenziale emessa al termine della prima udienza della causa di separazione fra moglie e marito. L’aggettivo ‘sciagurata’, già pronunciato dalla PM, Angela Scorza, nella sua requisitoria, per qualificare una ordinanza di un Presidente di un Tribunale, mi fa sobbalzare. Sciagura, è un evento calamitoso e luttuoso di notevole risonanza, che suscita sgomento o raccapriccio” (Oxford Languages).

Tre anni e cinque mesi dopo, Claudio Nanni raggiunge il suo obiettivo: liberarsi definitivamente di Ilenia Fabbri. Con quell’atto il Presidente del Tribunale (per la separazione) stabiliva l’affidamento congiunto della figlia, e che il marito potesse restare nella casa coniugale fino al momento in cui questa venisse venduta e il ricavato fosse diviso al 50%. In contrasto col fatto che quella casa fosse al 99 per cento di Ilenia Fabbri e solo per l’1 per cento di Claudio Nanni.

Sento il lezzo del dettame patriarcale che la famiglia, l’Istituto della Famiglia, debba essere salvato a tutti i costi, anche se a pagare quei costi, è sempre e quasi esclusivamente la donna. Una Famiglia composta da ruoli stereotipati e sessisti e non da singoli individui con propri valori, sentimenti e progetti di vita. Una Famiglia patriarcale che persiste nelle mentalità di uomini e donne, nelle strutture sociali, nelle istituzioni, nelle forze dell’ordine, nella magistratura.

La Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, nella relazione del 18 novembre 2021, ha “riconosciuto la natura strutturale della violenza contro le donne, in quanto basata sul genere, e riconoscendo altresì che la violenza contro le donne è uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini”. I Giudici possono sbagliare, ma non ignorare.

Tornando al femminicidio di Ilenia Fabbri, il Presidente scrive: “L’autorizzazione concessa al Nanni di continuare a vivere nella casa coniugale, nella sostanza, fu quindi una sorta di ‘sfratto’ per Ilenia Fabbri, la quale, a quel punto, per sottrarsi alla convivenza col marito (e alle sue vessazioni e alle sue violenze) poteva solo essere lei ad allontanarsi dalla casa coniugale, che non le era stata assegnata, come dovuto in caso di convivenza divenuta intollerabile”.

E quel giudice, è scritto nelle motivazioni, è un “giudice incompetente” che è venuto “pienamente incontro alle pretese del marito… e la donna fu messa in una situazione di inferiorità e grave esposizione”. Da quel momento, scrive il Presidente Leoni “L’abnormità e l’invasività dell’ordinanza presidenziale si amplificano a dismisura…”.

Tre anni e cinque mesi dopo, Claudio Nanni raggiunge il suo obiettivo: liberarsi definitivamente di Ilenia Fabbri. Com’è potuto succedere che una donna, vittima di violenza psicologica, economica e fisica del marito dal quale intende separarsi, debba essere vittima anche della violenza di una ordinanza emessa da un Tribunale?

Una risposta la troviamo nel rapporto GREVIO 2020 (Gruppo di esperte sulla violenza alle donne, organismo indipendente del Consiglio d’Europa che monitora l’applicazione della Convenzione di Istanbul): “Le criticità che si registrano nella fase applicativa delle norme sono da ricondursi principalmente ad una inadeguata formazione degli operatori… Coloro che non riconoscono le espressioni che connotano la violenza di genere rischiano di non proteggere adeguatamente le vittime e i loro figli, sottovalutando i fattori di rischio e di ostacolarne l’accesso ad una tutela che l’ordinamento offre, con evidenti ricadute in termini di sfiducia nelle istituzioni”.

Chiamiamola come vogliamo: sottovalutazione del rischio, minimizzazione, vittimizzazione secondaria, ‘inadeguata formazione degli operatori’, ma sempre di violenza che si ritorce contro le donne, si tratta. Violenza ancor più grave se inflitta da un organo di giustizia. In quei tre anni e cinque mesi Ilenia Fabbri ha arrancato fra indigenza economica e terrore di essere uccisa dal marito. Invece Claudio Nanni in quei tre anni e cinque mesi da quell’ordinanza “probabilmente ne trasse un senso di onnipotenza e impunità… Puntualmente, nel periodo di violenza forzata la violenza del Nanni divenne tangibile, angherie e vessazioni furono all’ordine del giorno”.

Di Claudio Nanni, nelle motivazioni il Presidente scrive: “Le contraddizioni, le assurdità e i paradossi che lo hanno contraddistinto lo rendono già ‘in re ipsa’ una fonte di prova a suo carico, dal contenuto fortemente colpevolizzante”.

‘Vabbè, lascia perdere’ mi ha consigliato un amico ‘l’importante è che il marito e il killer siano stati condannati all’ergastolo!”. Non mi basta. Non lascio perdere. Se si trattasse dell’unico caso di femminicidio al mondo, magari non mi incaponirei con tanta pignoleria e forse lascerei perdere. Ma.

Dopo Ilenia Fabbri ci sono state altre decine di femminicidi e tante altre ce ne saranno fino a fine anno, l’anno prossimo e avanti ancora. Stiamo parlando di una donna uccisa ogni 72 ore in Italia. Di 34 donne uccise dall’inizio dell’anno al 4 maggio di quest’anno. Di una media di centodieci, centoventi donne uccise ogni anno, da anni.

E in 95 Paesi sparsi per il mondo? I dati UNODC, l’agenzia dell’Onu contro droga e crimini dicono che nel 2020 sono state uccise 81 mila donne e ragazze, circa 47 mila di loro (il 58 per cento) sono morte per mano di un partner o un membro della famiglia. Il che equivale a dire che una donna o una ragazza viene uccisa ogni 11 minuti.

Modalità diverse, armi differenti, stessi copioni. Leggendo le storie delle donne uccise sono tanti i punti comuni. Storie che si ripetono in passaggi che paiono obbligati. L’innamoramento, il matrimonio, la convivenza, i primi soprusi, i primi divieti, qualche schiaffo, tante scuse, un regalo di pentimento, i figli, la dipendenza economica, la stanchezza, i maltrattamenti, la voglia di fuggire, ricatti, pedinamenti, gelosia e schiaffi, magari di fronte ai figli …

Una donna viene uccisa ogni 72 ore da un uomo di quella Famiglia Patriarcale che continua ad essere il fondamento su cui si poggia la sopravvivenza del patriarcato stesso. Sulle motivazioni di questa sentenza metterei la firma anch’io, ma solo se si aggiungesse una ulteriore riflessione sul perché Claudio Nanni ha ucciso Ilenia Fabbri.

Come se il Presidente mi avesse sentito, ecco il perché, verso la fine delle motivazioni a pagina 102: “Ilenia Fabbri fu uccisa perché voleva vedersi riconosciuti i propri diritti di moglie e di lavoratrice”. Ritiro la firma, frettolosamente apposta. “Ilenia… fu uccisa perché voleva…” mi suona male, molto male, avrei preferito: “Ilenia Fabbri fu uccisa perché Claudio Nanni non voleva riconoscerle i suoi diritti di madre e di lavoratrice”.

L’aggiunta del Presidente Leoni in chiusura di frase, mi solleva un poco: “Per questo, oltre che di continuare a vivere, le è stato negato di vedere la propria figlia crescere e farsi donna. Il disvalore del reato commesso è massimo”. Il Presidente Michele Leoni non è certo femminista, eppure graffia magnificamente a pagina 23 definendo quell’ordinanza “un provvedimento non solo illegittimo ma anche incredibilmente a favore dell’elemento maschile della coppia”.

Cos’è questa se non la rappresentazione di una famiglia patriarcale, che tanti ancora definiscono una famiglia normale? Quanto poi alla illegittimità dell’ordinanza incredibilmente non è altrettanto patriarcale? Il Presidente è un uomo di legge impeccabile. Con questa sentenza ha puntato il dito contro una pecca istituzionale, quella di un Giudice che ha emesso una ordinanza ‘scellerata’ e ‘illegittima’. E ciò dovrebbe far riflettere non poco.

Indubbiamente questa sentenza è un passo in avanti nella lotta contro i femminicidi, per renderla perfetta bastava un passo in più, un allargamento di campo, uno sguardo alla cultura che permea i rapporti fra uomini e donne, ma tant’è. Ripasso con voi l’art 12/1 della Convenzione di Istanbul che indica tra gli Obblighi generali degli stati di adottare: “Le misure necessarie per promuovere i cambiamenti nei comportamenti socio-culturali delle donne e degli uomini, al fine di eliminare pregiudizi, costumi, tradizioni e qualsiasi pratica basata sull’idea dell’inferiorità della donna o su modelli stereotipati dei ruoli delle donne e degli uomini”.

La Convenzione è entrata in vigore in Italia dal 1 agosto 2014, 23 anni fa! È ancora in gran parte inapplicata. I retaggi culturali sono duri a scomparire. Perciò anche le parole dei giudici che scrivono le sentenze sono importanti tasselli per quell’auspicato cambiamento socio-culturale senza il quale le donne continueranno ad essere le vittime predestinate della violenza degli uomini.

Su Pierluigi Barbieri stendo un velo pietoso. Sottolineo solo una frase del Presidente sulla sua “falsa morale… ha anche trovato il coraggio di dire, a mo’ di sigillo finale: Io odio le persone che maltrattano le donne, le odio”.

Ciò che resta. Claudio Nanni e Pierluigi Barbieri sono in carcere. I loro legali potrebbero ricorre in appello per ridurre la pena dell’ergastolo, accampando infermità mentali, già escluse dalla Corte d’Assise. Hanno novanta giorni di tempo. Poi c’è la figlia.

Scrive il Presidente: “Arianna Nanni… la grande vittima di questo delitto… Il danno relazionale, psichico, esistenziale che questa ragazza ha subito, e dovrà subire tutta la vita come un vero ergastolo (un ‘fine pena mai’), non si esaurisce nella perdita della madre in un modo così cruento… Arianna Nanni ha perso anche il padre, o comunque, la persona che prima credeva essere suo padre’. E poi c’è Ilenia Fabbri… che non c’è più.

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