Ucraini a Ravenna. C’è chi decide di tornare in patria. Il Prefetto: “In 166 già ripartiti”. Kateryna (La Malva): “Purtroppo là nessun posto è sicuro”

Sabato 9 luglio è in programma a Ponte Nuovo il concerto di beneficenza dei fratelli Yaremchukiv, stelle della musica melodica ucraina

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Gli Ucraini arrivati in provincia di Ravenna dall’inizio del conflitto russo-ucraino sono stati 2102, in prevalenza donne e bambini. Di questi 1784 hanno trovato accoglienza presso famiglie, parenti, conoscenti o si sono organizzati autonomamente presso strutture ricettive private. 318 sono stati ospiti presso i CAS gestiti dalla Prefettura.

Nelle ultime settimane si sta registrando la “ripartenza” dei profughi dall’Italia. Anche da Ravenna c’è chi ha deciso di fare ritorno in patria. “Secondo i dati della Prefettura sono 166 gli Ucraini usciti dai CAS che hanno fatto rientro nel proprio Paese. Segnando un trend sostanzialmente stabile. Al tempo stesso si registrano ancora degli arrivi, sebbene numericamente inferiori rispetto alla fase iniziale del conflitto” spiega il Prefetto Castrese De Rosa.

“In provincia di Ravenna abbiamo altri 100 posti disponibili nei Centri di Accoglienza, per chi decidesse di uscire dalla protezione familiare o per chi arriva ora – prosegue -. Inoltre, tutti i prefetti dell’Emilia Romagna sono pronti a presentare una nuova manifestazione di interesse per i CAS, sulla base di un nuovo capitolato con un leggero aumento della quota pro capite e pro die, passando da 27 a 32 euro. Se questa proposta sarà accolta dal Ministero, potremo organizzare un altro bando così da garantire una maggiore accoglienza per i nuovi arrivi di profughi Ucraini e non solo”.

Chi può è già ripartito. Lo hanno sempre detto che non appena possibile sarebbero tornati a casa – sottolinea Kateryna Shmorhay, dell’Associazione Malva degli Ucraini a Ravenna -. Purtroppo però, la triste verità è che non c’è un posto sicuro, dove tornare. Una città che oggi sembra al di fuori delle aree a rischio, domani potrebbe essere sotto le bombe. Una decina di giorni fa è partita da Ravenna una mamma con due figli. Ha deciso di tornare a casa, a Kremenchuk nell’Ucraina centrale, e solo pochi giorni dopo c’è stato l’attacco russo con bombe sul centro commerciale di quella città. È stata una strage di civili”.

“Chi torna lo fa per ricongiungersi con i parenti che sono rimasti a combattere o a lavorare, mariti, padri, figli. Conosco ragazze che hanno scelto di partire per stare vicine ai propri mariti. Qua soffrono, nonostante l’accoglienza ricevuta. – spiega  Kateryna -. Spesso sono mamme con bambini e dovendo gestire i piccoli e non conoscendo l’italiano, non possono neppure lavorare. Sono in una sorta di limbo. Con il cuore e la testa in Ucraina e con il corpo qua, in Italia. Tutti soffriamo molto, sia noi che viviamo qui da anni, sia i profughi arrivati da pochi mesi. Non sappiamo cosa accadrà domani”.

“A parte ciò vedo che i profughi cercano di partecipare alle iniziative che organizziamo – racconta -. Vengono alla messa del sabato a San Giovanni della cipolla, ai concerti dell’Opera di Kiev, ecc… c’è il forte desiderio di incontrare noi ucraini di Ravenna. Hanno bisogno di ritrovarsi come comunità”.

Ad esempio sabato prossimo, l’ Associazione Malva ha organizzato un evento che sperano sarà molto partecipato dagli ucraini a Ravenna, ma l’invito è aperto a tutti: il 9 luglio, alle 18, ci sarà il concerto di beneficenza dei fratelli Yaremchukiv, stelle della musica melodica ucraina, presso la sala parrocchiale della chiesa di Ponte Nuovo. “I fratelli Yaremchuk sono molto amati in Ucraina e sarà certamente una bellissima performance. Stanno facendo una specie di tour nelle città europee e cantano per i rifugiati. Sarà anche un’occasione per raccogliere fondi per l’acquisto di medicinali da inviare in Ucraina”.

“Purtroppo, al momento, le donazioni sono pochissime conclude -. Noi Ucraini continuiamo a donare, quel che possiamo, e a inviare in Patria. Facciamo anche piccole spedizioni di beni di prima necessità, pacchi di cibo e medicinali, mentre al momento la raccolta e distribuzione qui ( alla Stella Maris ndr)  si è interrotta perché venivano poche persone. Presto consegneremo a Caritas o Croce Rossa gli indumenti che ci sono rimasti, così che possano essere utili ad altre persone in difficoltà”.

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