Confcommercio Ravenna: “I consumatori non cambino le proprie abitudini per l’ondata allarmistica”

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L’Istituto Superiore della Sanità ha rilevato, nell’ultimo monitoraggio, che nella 6° settimana dell’anno sono decedute in Italia 217 persone per la normale influenza stagionale. “Il Coronavirus – afferma Confcommercio Ravenna – che è divenuto un’urgenza sanitaria nazionale perché la ricerca medico-scientifica non è ancora in grado di individuarne una cura, ha causato fino ad oggi un numero esiguo di decessi. Non pensiamo certo che il problema rappresentato dal Coronavirus sia da sottovalutare e riteniamo che tutte le misure adottate sul piano nazionale e dalla Regione Emilia-Romagna vadano nella giusta direzione di arginare la potenziale diffusione del virus.”

“Riteniamo, però – aggiunge Confcommercio -, che sia necessario contrastare l’idea che si sta facendo strada nell’opinione pubblica, secondo cui saremmo non già di fronte ad una infezione, ma ad una pandemia letale. Si tratta di una china collettiva pericolosa, che potrebbe modificare gli stili di consumo e che rischia di costare un prezzo molto caro a dei pezzi importanti dell’economia nazionale e locale, per giunta in concomitanza con un ciclo economico contrassegnato da indicatori non particolarmente positivi. Confcommercio Ravenna, che rappresenta migliaia di imprese attive nei comparti più esposti – il settore alimentare, il commercio ambulante, la ristorazione, il turismo, la piccola distribuzione, l’intrattenimento, il commercio – e che danno lavoro a decine di migliaia di addetti, lancia un appello perché i consumatori ravennati non vengano indotti a cambiare le proprie abitudini dall’ondata allarmistica generatosi attorno al Coronavirus.”

“Dal sondaggio odierno realizzato da Confcommercio Ravenna sulle attività ricettive, di ristorazione e svago emerge un quadro non solo preoccupante, ma drammatico. – dichiara Mauro Mambelli, presidente di Confcommercio Ravenna  – Infatti il comparto ricettivo risente fortemente della crisi sia per quanto riguarda le disdette dei turisti che incidono dal 70 al 90% delle prenotazioni delle prossime settimane che per i clienti businnes che anch’essi sono in forte contrazione. Non si fanno più corsi di aggiornamento, appuntamenti culturali, pendolarismo sanitario, ma più di tutti i turisti disdettano perché non possono più visitare i musei e i monumenti di Ravenna. Per questo motivo Confcommercio Ravenna ritiene che debba essere rivista l’ordinanza regionale, anche alla luce degli effetti pratici del virus che non deve essere considerata come una pandemia letale”.

“Dalla piena riconduzione del Coronavirus nell’alveo di un problema sanitario gestibile con gli strumenti ed i mezzi ordinari nelle mani delle nostre Istituzioni, passa anche la sopravvivenza di tate imprese, di tanti imprenditori, di tante famiglie che con quelle imprese vivono e garantiscono futuro, sicurezza, benessere, presidio sociale alla nostra comunità” conclude l’associazione.

 

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