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Annata agraria 2021: caldo torrido, freddo fuori stagione e scarse piogge hanno compromesso tutte le colture

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L’annata agraria 2021 (novembre 2020/ottobre 2021) è stata caratterizzata da notevoli criticità meteorologiche che hanno causato conseguenze molto serie sulle produzioni, in particolari per quelle più importanti per il territorio come le colture sementiere. E’ la fotografia che emerge dall’Annata agraria di Cia Romagna, il tradizionale rapporto sui comparti e sulle colture delle aree del ravennate, forlivese-cesenate e riminese, presentata ieri pomeriggio dall’associazione (volume completo e slide a questo link: https://emiliaromagna.cia.it/annata-agraria-della-romagna-2021).

A fine settembre del 2021, l’agricoltura ravennate è costituita da 6.549 imprese attive (pari al 19,2% del totale provinciale); lo stock subisce una riduzione, in termini di variazione percentuale, del -2,1% rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente. Rispetto al terzo trimestre del 2019 la perdita si amplia (- 4,7%).Le imprese femminili agricole alla data in esame sono 1.005 (23 aziende in meno rispetto ad un anno fa e 46 in meno rispetto a due anni fa), il 13,9% sul totale delle imprese femminili e il 15,3% delle imprese del settore. Le imprese giovanili agricole sono 238 (il 10,9% sul totale delle imprese giovanili), sono aumentate di 2 unità rispetto all’analogo trimestre dell’anno precedente (+0,8%) e costituiscono il 3,6% delle imprese del settore; sono anche sei in più rispetto al terzo trimestre del 2019 (+2,6% in termini relativi).

Gli occupati in agricoltura in provincia di Ravenna sono complessivamente 8.835 di cui quasi il 49% sono lavoratori dipendenti (52,4% in Emilia-Romagna e 54,3% a livello nazionale). Il settore impiega il 5,3% degli occupati totali provinciali contro il 4,8% dell’anno precedente, denotando, pertanto, un aumento degli occupati in agricoltura (in termini relativi).

L’andamento termico è stato caratterizzato da temperature medie superiori alla norma climatologica, anche se con delle opportune distinzioni. Infatti, nel trimestre marzo-maggio 2021 i valori di temperatura media in regione sono risultati nella norma (marzo) o anche al di sotto, in particolare nel mese di aprile, il quale è stato uno dei più freddi dell’ultimo trentennio. Le precipitazioni sono risultate molto scarse caratterizzando una delle annate più siccitose in assoluto dal dopoguerra. Peraltro, anche l’annata 2020 fu contraddistinta da una piovosità molto bassa, col risultato che per 2 anni consecutivi la pioggia è stata scarsa e anche mal distribuita spazialmente e temporalmente. Tuttavia, l’annata 2021 (da novembre 2020 a ottobre 2021) è stata ben peggiore di quella dello scorso anno, e risulta la seconda più secca dal dopoguerra dopo quella del 1988.

Pesco e Nettarina. Poco meno peggio del 2020, che è stato il peggiore degli ultimi 10 anni, la campagna 2021 è fra le più difficili degli ultimi 30 anni. Calo ettari coltivati e in produzione. Le rese migliori sono comunque inferiori ai livelli potenziali. Nel territorio ravennate, come in quello forlivese-cesenate, è evidente ildecremento delle superfici: gli ettari in produzione del pesco nel 2021 sono 3.334, erano 3.540 lo scorso anno.

Albicocco. Il 2021 è stata un’annata drammatica, situazione che si somma alla nefasta del 2020, con superfici coltivate in calo, ma con superfici in produzione in leggero aumento trainato dall’ingresso in produttivo in particolare di impianti nel ravennate, che passa da 2.200 ettari in produzione dello scorso anno a 2.320 nel 2021. Le rese sono superiori al 2020, ma sotto al potenziale, con un calo produttivo in pianura del -50/70%; in collina del -30-50%.

Fragola. Calano le superfici soprattutto in pieno campo, per la provincia ravennate c’è un calo degli ettari in campo (da 13 a 8), mentre restano invariati gli ettari in serra. Le rese sono superiori al 2020 ma la produzione è in calo -10%.

Ciliegio. Il ciliegio è fra i pochi prodotti che non hanno sofferto danni da gelo, insieme alle fragole. L’incremento degli ettari in produzione del ravennate e del forlivese fanno segnare, seppur lievemente, un aumento alla media complessiva romagnola. La produzione non è stata piena, ma superiore a quella dello scorso anno e la qualità buona.

Melo. Aumentano gli ettari coltivati e in produzione ma con rese medie in calo. La produzione estiva segna -20 -25%, uguale anche nel periodo autunno-invernale.

Pero. Le pere sono coltivate prevalentemente nell’area della provincia ravennate, con alcune estensioni nel forlivese e nel cesenate e in minor entità nel riminese. La provincia di Ravenna rientra nel cosiddetto quadrilatero della pericoltura italiana, che raccoglie circa il 73% della produzione nazionale, con Ferrara, Modena e Bologna. Ettari coltivati e in produzione in leggera crescita, ma rese da -35% a -65%. Un anno più che drammatico, a memoria di statistiche non se ne ricorda uno così. Pere ai minimi storici per le gelate che hanno creato danni ingentissimi, sia in termini quantitativi, ma anche qualitativi, resi ancora più pesanti dalla presenza di maculatura e soprattutto di cimice asiatica.

Susino. Le province di Ravenna e di Forlì-Cesena, detengono oltre il 60% della superfice a susino presente in regione. Aumentano gli ettari coltivati e gli ettari in produzione, ma il 2021 è un anno difficile, anche se un po’ meno del 2020, con quantità sotto il potenziale. La Romagna nel suo insieme presenta comunque una situazione meno drammatica e ci sono aree e aziende che hanno salvato anche il 70%-80% di prodotto in campo.

Olivo. Gli ettari coltivati e in produzione sono in aumento, ma con una produzione inferiore di circa il 40% a causa dell’alternanza produttiva e per l’andamento climatico, con freddo a maggio, caldo in fioritura, forte siccità, alte temperature e cascola. Le pezzature sono più piccole, ma la qualità è buona.

Actinidia. Registra un calo produttivo nonostante siano di più sia gli ettari coltivati che gli ettari in produzione: giallo -15%, verde -50%. Il kiwi giallo ha sopportato molto meglio il freddo, inoltre è più frequentemente dotato di impianti antigrandine e antibrina. Si prevede in Romagna di riuscire a raggiungere fra il 60% e il 70% del potenziale produttivo grazie anche all’entrata in produzione dei nuovi impianti (rispetto al 2020 si stima un calo fra il 15% e il 20%). La richiesta del giallo è superiore rispetto all’offerta e questo fa ben sperare per la valorizzazione all’origine. Il kiwi verde è meno resistente e ad essere ottimisti si avrà non più di mezza produzione rispetto alle medie produttive potenziali.

Melograno. Il melograno è una coltivazione tipica della Romagna: Ravenna conta circa il 36% della superficie regionale. Superfici tendenzialmente stabili e produzione che, pur con differenze da zona a zona, ha risentito delle gelate di fine marzo-inizio aprile. Anche la prolungata assenza di piogge ha avuto effetti importanti e i temporali di fine settembre e ottobre non depongono a favore di una coltura già provata durante l’anno dall’andamento climatico. Si prevede circa un 30-40% in meno di prodotto. Prezzi nella norma.

Kaki. Gli ettari sono costanti, con un calo produttivo del 15-20% su 2020.

Orticole. A causa soprattutto delle forti gelate, sono incrementate le produzioni di ortaggi, che sono andate a compensare, in modo seppur marginale, le produzioni frutticole venute meno. Il pomodoro da industria ricorre ampie superfici a Ravenna, ma in diminuzione rispetto all’anno precedente, gli ettari sono 2200 nel 2021, erano 2245 nel 2020. Lo zucchino e la zucca (170 ha) sono in aumento nel ravennate, così come patata (880 ha) e cipolla (720 ha) concentrate in particolare nel ravennate.

Colture da seme. La campagna 2021 sul territorio regionale sta evidenziando una media produttiva leggermente inferiore alle annate precedenti, di contro emerge una buona qualità del seme raccolto. La provincia di Ravenna ricopre in regione un ruolo molto importante nella riproduzione di seme di medica, di barbabietola da zucchero (nel ravennate si concentra circa il 60%) e di molte specie orticole, colture per le quali la concentra circa il 50% della superficie totale regionale; senza dimenticare poi la grande quantità di cereali da seme. La provincia di Ravenna rappresenta un’eccellenza per la moltiplicazione del seme di erba medica sia per qualità delle produzioni che per superfici investite (circa 6.220 ha). Il girasole (da seme e da olio) si trova distribuito in tutta la Romagna, anche se trova nel ravennate l’estensione maggiore. Le quantità hanno beneficiato dall’andamento stagionale asciutto e caldo per molto tempo. Per quanto riguarda la soia in provincia di Ravenna le rese in seme sono sempre piuttosto basse e questo limita lo sviluppo della coltura, si è comunque passati da superfici dai 1.560 coltivati nel 2020 ai 2.160 ettari nel 2021; le superfici a colza (soprattutto quelle da seme) invece anche nel 2021 ha registrato aumenti e si prevede un aumento anche negli anni a venire.

Cerealicolo. Una campagna incerta fino alla raccolta per l’andamento climatico, poi dimostratasi una delle migliori degli ultimi 10 anni. All’interno del contesto cerealicolo romagnolo, la provincia di Ravenna si conferma il bacino più importante per estensione, con 33855 ettari nel 2021, di cui 13220 coltivati a frumento tenero, per una produzione di 1084040 q e rese elevatissime, 82 q/ha. Sono 11850 gli ettari a grano duro (terzo posto in regione), produzione 829500 q e resa 70 q/ha; 4600 ha mais, produzione 276000 q, resa 60 q/ha; 1630 ha orzo, produzione 117360 q, resa 72 q/ha; 2280 ha sorgo, produzione 125400 q, resa 55 q/ha; 275 ha segale da seme, 11825 q produzione, 43 q/ha resa.

Vitivinicolo. La campagna 2021 si attesta su livelli produttivi più bassi in termini quantitativi, ma con uve di ottima qualità. Ettari coltivati e in produzione aumentano in generale per il traino dell’incremento in provincia di Ravenna. La vendemmia nella bassa Romagna e nel ravennate si stima mediamente possa subire un deficit produttivo del 30-40%, in particolare per quei viticoltori che, ai danni delle gelate primaverili, devono sommare quelli della grandine e della crisi idrica nei vigneti non irrigati della collina faentina. Ad accusare il colpo più pesante è il Trebbiano: nel Ravennate le rese sono state basse (130-160 quintali per ettaro), tuttavia le uve hanno interessanti parametri qualitativi (acidità e ph).

Zootecnia. Il comparto deve fare i conti con il calo delle quotazioni nell’allevamento, gli aumenti delle materie prime, l’incremento dei costi dell’energia, dei trasporti mangimi, nonché la disinformazione sul comparto, sul benessere animale e su emissioni di CO2. Il pollame e le uova rappresentano due settori particolarmente dinamici, mentre la situazione è critica per i ricavi degli allevamenti bovini. Spicca l’aumento dei capi suini nel ravennate, a fronte della diminuzione nel cesenate e nel riminese. Gli ovicaprini sono in controtendenza rispetto ai numeri regionali in flessione. Per l’apicoltura si è trattato infine dell’annata più critica del decennio: a causa del clima risultano azzerate molte produzioni di millefiori primaverili, acacia, colza, coriandolo, ciliegio, melo.

Biologico. Nel 2020 in Romagna, rispetto all’anno precedente, continua ad avere segno positivo sia il numero delle aziende agricole che la superficie condotta con il metodo biologico: in totale al 31 dicembre 2020 le aziende erano 2.190 contro le 1.691 del 2019. La provincia di Ravenna è il fanalino di coda in Romagna con 435 aziende. Per quanto riguarda la superficie agricole utilizzata (sau) condotta con metodo biologico Ravenna ha 9.870 ettari (+7.1) rispetto al 2019. Le aziende biologiche zootecniche, per lo più da carne (bovini e ovini) e di galline ovaiole sono 28 a Ravenna.

Agriturismi. In Romagna alla fine del 2020 le strutture iscritte sono 522 (erano 488 nel 2019), 182 si trovano a Ravenna (erano 162 nel 2019), mentre se ne contano 251 nella provincia di Forlì-Cesena, che detiene il record regionale e 89 nel riminese. Le aziende agrituristiche attive in Regione sono incrementate del 4% rispetto al 2019, con un aumento di 49 unità, anche se Ravenna ha subito una lieve flessione, pari a una unità, mentre le chiusure sono state 4 (erano 5 nel 2019).

L’Annata Agraria è stata curata da Lucia Betti, Giorgia Gianni ed Emer Sani dell’Ufficio Stampa di Cia Romagna. Il report è realizzato attraverso la consultazione di fonti scritte e orali. Per la ricostruzione dell’andamento dell’anno in corso, i curatori del volume si avvalgono della preziosa collaborazione degli Stacp di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini; delle Camere di Commercio della Romagna e di Ravenna; del supporto dei tecnici e della Segreteria di Cia Romagna e dei numerosi stakeholder del settore intervistati: agricoltori, rappresentanti di cooperative, di consorzi, di enti, esperti dei vari comparti esaminati, compreso andamento meteo e cambiamenti climatici.

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