Faenza, parla il segretario PD Maurizio Randi: vogliamo trasformare l’energia delle sardine in politica

"Nel centrosinistra stiamo costruendo una coalizione ampia. L’Altra Faenza ha passione, Italia Viva dobbiamo ancora incontrarla, col M5S si può ragionare. Con Piroddi si vedrà."

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Nel centrosinistra faentino è aperto il confronto tra le forze politiche per arrivare a un programma e a un candidato sindaco condivisi in vista delle elezioni comunali del 26 maggio 2020: discussione “alla pari” nel gruppo dei partecipanti, ma la centralità del Partito Democratico è confermata e riaffermata dal segretario comunale Maurizio Randi.

Faentino doc, 56 anni, sposato, due figli, laureato in Economia e Commercio, bancario a Lugo, Randi è stato consigliere comunale dal 2012 al 2015 ed è segretario per Faenza dei Democratici dal settembre 2016; sostenitore del sindaco Giovanni Malpezzi fin dalle elezioni primarie del 2009, poi appartenente all’ala “renziana” del partito, si è posto come elemento aggregante e dialogante. Alle elezioni amministrative del 2015 ottenne 174 preferenze arrivando 18° sui 24 candidati nella lista del PD.

Politicamente è nato nella Democrazia Cristiana e allo scioglimento di questa è confluito nei Popolari, quindi è approdato alla Margherita, fusasi nel 2007 nel PD assieme ai Democratici di Sinistra.

“Il professor Romano Prodi è sempre stato per me un punto di riferimento” dice.

Gruppo Pd

Da segretario faentino, le pesa non essere in Consiglio comunale?

“No. Mi è dispiaciuto non entrare in Consiglio perché mi è sempre piaciuto quell’incarico, ma come partito siamo una realtà molto articolata: se non c’è uno, c’è un altro. Da quel lato non c’è alcun problema, anzi, forse abbiamo meno gente di quella che ci serve. Come tutti, del resto, perché questo è proprio un periodo difficile per tutti. Mi sento ben rappresentato, anche se occorre dire che non ci sono più i Gruppi consiliari di una volta, con tutte persone politicamente formate; oggi abbiamo molti ragazzi e ragazze che sono lì per spirito civico, ma quel collegamento che c’era una volta tra partito e Amministrazione ora si fa fatica a mantenerlo. È un problema di crisi di sistema, non di persone e di volontà”.

Di cosa ha bisogno Faenza a partire dal prossimo giugno, a elezioni espletate?

“C’è bisogno di rimettere la città al centro della politica, di recuperare quella frattura che si è creata fra i cittadini e i gruppi dirigenti. Per svariati motivi, non necessariamente per mancanza di volontà, però c’è stato un allontanamento della politica dalla società civile che è legato a una pluralità di fattori: dalla delegittimazione sistematica della politica fatta in questi anni, a un invecchiamento progressivo dei gruppi dirigenti, perché allontanando la gente poi non si è creato un adeguato ricambio. Se una volta i partiti di massa che potevano essere fondamentalmente il Partito Comunista e la Democrazia Cristiana erano saldamente radicati nella realtà perché i loro militanti vivevano la vita della città, oggi sono realtà fatte principalmente di pensionati che molte volte non hanno il sentore di quello che sta vivendo la città. Allora bisogna riuscire a recuperare quell’energia che a Faenza c’è, perché Faenza ha un grandissimo capitale sociale: bisogna riuscire a recuperarla e a metterla nel motore della città. E quel motore è la politica; poi è il problema di tutti. Io non so come si può fare…”.

La Giunta comunale di centrosinistra uscente (Pd, Art 1, LtF, IxC) ha assolto in pieno il programma di mandato che dal 2015 si era data?

“Sotto l’aspetto amministrativo la Giunta può essere promossa a pieni voti, nel senso che ha affrontato i problemi che si è trovata davanti. Li ha affrontati anche con un’ottica di lungo periodo perché, se c’è una cosa che bisogna riconoscere al sindaco Malpezzi, è che non ha avuto paura di fare le cose che doveva fare, a partire dalla riduzione del debito pubblico così come impiegare dieci anni per realizzare una struttura come l’Unione dei Comuni della Romagna Faentina che è un investimento per il futuro e su cui lui, e lo sapeva benissimo, non avrebbe raccolto nulla, perché è un progetto che, si spera, andrà a regime con la prossima legislatura 2020-2025. Questo, tenuto conto delle contingenze che ci sono state, perché abbiamo attraversato un vero passaggio d’epoca, dato che sono stati anni di profonda trasformazione politica, sociale, civile; si veniva da un periodo in cui la politica poteva contare su fondi, non dico illimitati, ma molto più rilevanti di quelli che abbiamo oggi. Dal punto di vista amministrativo Malpezzi è riuscito comunque a governare, salvaguardando anche una delle caratteristiche principali di questa città che è una grande attenzione al sociale, perché un bel pezzo del bilancio del Comune è indirizzato proprio all’attività legata al sociale. Dal quel lato, pertanto, è stato grandioso e mi permetto di dire, perché lo penso, se a livello nazionale noi avessimo uno col coraggio, la determinazione e le capacità che ha saputo mettere in campo Giovanni Malpezzi, noi avremmo risolto metà dei nostri problemi. Solo che ci voleva un ‘kamikaze’ che si faceva dieci anni, e li faceva come li doveva fare senza preoccuparsi di cosa sarebbe successo per lui, dopo. E Malpezzi è quel tipo di personaggio: un cittadino prestato alla politica che veramente ha dato a Faenza più di quello che ha ricevuto. Poi, bisogna andare oltre Malpezzi”.

Malpezzi è stato lasciato solo sin dal 2010 a fare la politica del centrosinistra e in gran parte del PD…

“Sì. Purtroppo l’inizio di Malpezzi fu con le elezioni primarie del 2010: fu un episodio traumatico nella storia del centrosinistra faentino e non è stato assorbito fin da subito, dopodiché ci sono state dinamiche collaterali dove anche il Pd con le sue vicende ha pensato un po’ più alle sue problematiche interne che a supportare Malpezzi nella gestione della città: lui di fatto ha surrogato in questi anni una politica che faticava a trovare un ruolo”.

Il prossimo candidato sindaco del centrosinistra prenderà le distanze dall’amministrazione uscente come a suo tempo fece Malpezzi?

“Accadde durante la campagna elettorale delle primarie del 2010, poi lui fu assolutamente lineare nei confronti della precedente amministrazione. Si presentò come un momento di ‘rottura’, poi in realtà dopo è andato avanti per la sua strada, non ha polemizzato con chi c’era prima. La ‘rottura’ ci fu perché effettivamente la candidatura di Malpezzi scaturì in contrasto con l’orientamento del gruppo dirigente del Pd locale; Malpezzi fu il candidato di un pezzo della città che impose una candidatura, col gioco delle primarie. Oggi speriamo di evitare una candidatura di rottura: siamo in una situazione ben diversa e cerchiamo di costruire una candidatura unitaria non solo all’interno del Pd ma anche all’interno della coalizione che si sta formando”.

Quali forze ne fanno parte?

“Partito Democratico, Articolo Uno, La Tua Faenza sicuramente; con L’Altra Faenza ci siamo già incontrati e abbiamo ragionato sul futuro della città, poi dovranno esserci le condizioni che soddisfano tutti, fra i quali immagino che ci sia il candidato sindaco. Sono convinto che il capogruppo Edward Necki abbia quella visione che può essere un valore aggiunto per la coalizione; non so se abbia i voti, però di sicuro c’è quella passione, quella capacità di leggere le dinamiche sociali che è ancora preziosa”.

Italia Viva ha fatto sapere da un paio di settimane che sarà della partita nelle elezioni comunali di Faenza.

“Immaginiamo, visto che si mette al fianco del presidente Bonaccini… Non abbiamo ancora incontrato i loro esponenti faentini: credo che quando sarà il momento ci si potrà fare una chiacchierata. Auspico che si possa fare lo stesso discorso coi Verdi sul territorio, mentre il Partito Socialista Italiano è al nostro tavolo così come l’Italia dei Valori. Con Psi e Idv dialoghiamo sempre, dato che sono forze della nostra maggioranza. Nel caso in cui nascesse una forza civica, sarà nostra cura incontrarla perché l’idea di una coalizione larga e su un progetto condiviso è la nostra aspirazione”.

Il Pd faentino parla anche col MoVimento 5 Stelle, partner nel governo nazionale?

“Noi ci aspettiamo che la coalizione sia larga e su un progetto condiviso: secondo me c’è la sensibilità nel MoVimento 5 Stelle con cui si può ragionare, cioè non è molto diversa da quella che vorremmo mettere in campo noi, poi bisognerà vedere le dinamiche politiche nazionali e anche locali. Io non mi sento di mettere delle esclusioni; non so a casa degli altri come la pensino”.

È recuperato il rapporto con la lista civica “Insieme per Cambiare”, visto che, a guardare nei dettagli, a litigare sono stati il leader Domizio Piroddi e il sindaco Malpezzi, il quale da giugno non sarà più della partita?

“La situazione non è cambiata, nel senso che neanche prima era scontato che avremmo fatto il resto della strada assieme e oggi non è scontato che non faremo il resto della strada assieme. Era un po’ che ‘Insieme per Cambiare’ stava prendendo una strada autonoma, quindi già da mesi, non da settimane; dopodiché loro faranno le loro valutazioni, noi faremo le nostre: sicuramente, come loro non si fermeranno ad aspettarci, noi andremo avanti col progetto che è aperto a tutti coloro che avranno intenzione di condividere questo percorso”.

Per quale ragione il PD di Faenza ha affidato la gestione delle trattative e dell’organizzazione elettorali in vista delle Regionali e delle Comunali all’ex-sindaco di Solarolo Fabio Anconelli, che faentino non è? C’era bisogno di un “arbitro forestiero”?

“È una di quelle cose che nascono dalle situazioni, nel senso che noi abbiamo deciso di dotarci di un livello comprensoriale e vogliamo cominciare a ragionare in termini di Unione della Romagna Faentina: quindi c’era già un livello, l’abbiamo potenziato con Anconelli. Abbiamo pertanto messo una persona con capacità politiche ed esperienza amministrativa che sa cos’è la Romagna Faentina, dopodiché sappiamo benissimo che per il PD vincere o perdere a Faenza deciderà le sorti dell’Unione, perché se prevale la Lega tutto il progetto della Romagna Faentina può anche andare su un binario morto. Quindi è interesse del PD della Romagna Faentina di cercare di ‘portare a casa il risultato’. Anconelli è una risorsa e la spendiamo: io mi sento più tranquillo con lui a fianco”.

Società civile, forze civiche, associazioni… Sembra che il PD ora non possa farne a meno per costruire la sua politica: dove sono finiti la forza di essere guida e l’orgoglio di “essere PD”?

“Usciamo da anni in cui ci hanno picchiato da destra, da dentro, da sinistra: non stiamo attraversando una fase brillante del nostro percorso, poi, in realtà, l’orgoglio c’è e sabato scorso a Bologna per il presidente Bonaccini si è visto. Magari non giriamo da soli per la piazza con la bandiera, però sono convinto che abbiamo ancora professionalità, passione, un sacco di gente che ha qualcosa da dire. Ci manca forse quel poco di convinzione che deriva dai risultati, ma poi c’è un’età media che non aiuta…”.

A Faenza vince ancora chi ha dalla sua parte il mondo delle parrocchie?

“Di sicuro aiuta. È un pezzo, forse ancora quello che può dare più risposte, però non basta”.

“Faenza è meticcia e accogliente”: detto a fine giugno da “Overall-Faenza multiculturale”, rete di una quarantina di associazioni. Si può essere d’accordo?

“Non mi sembra che siamo arrivati al punto del meticciato… Sicuramente Faenza è accogliente e solidale”.

In piazza ora ci vanno praticamente solo le “sardine”: è la via giusta?

“La visione della Lega basata sulla chiusura, sui muri, sulla negazione dell’avversario non è condivisa fino in fondo, cioè le ‘sardine’ ci hanno dato una prospettiva, ma credo che sia una prospettiva civica prima ancora che politica. Io, da militante del PD, dal movimento delle ‘sardine’ traggo incoraggiamento a continuare in una strada, in un percorso di difesa di determinati valori, ma non penso di avere risolto i miei problemi. La mia domanda, magari, è: come si fa a trasformare quell’energia che considero positiva in politica, cioè riuscire a coinvolgere qualcuno perché mi venga a dare una mano? Non voglio mettere ‘cappelli’, vorrei che quell’energia si incanalasse in qualche motore per arrivare a dei risultati”.

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