Elezioni regionali 2020. Parla Luca Ortolani candidato di Emilia-Romagna Coraggiosa a Ravenna

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“È la lotta alle diseguaglianze che ci muove e su questo vogliamo spingere un centrosinistra vincente in Emilia-Romagna”.  Ad affermarlo è Luca Ortolani, 40 anni, faentino, laureato in Fisica, esperto di nanotecnologie al C.N.R. di Bologna, politicamente “nativo” di casa Pd, portavoce locale nel 2012 per la candidatura di Bersani alla segreteria, eletto nel 2015 in Consiglio comunale nella sua città, quindi passato nel 2017 al momento della prima scissione “dem” in “Articolo 1” di cui è divenuto capogruppo, nonché segretario provinciale. Ortolani è candidato in provincia di Ravenna consigliere regionale per la lista “Emilia-Romagna Coraggiosa Ecologista Progressista”, le cui componenti sono “Articolo 1” e “Sinistra Italiana” assieme a persone provenienti da esperienze civiche di sinistra e di area socialista, aperta alle associazioni di volontariato: una lista che assieme ad altre cinque va a comporre il centrosinistra per cercare di far vincere Stefano Bonaccini e consentirgli di governare la Regione per altri cinque anni.

L’INTERVISTA

“Emilia-Romagna Coraggiosa” si propone di “cambiare e affrontare le questioni del clima, i problemi del lavoro soprattutto dei giovani”, però che effetto fa trovarsi nei sondaggi, compresi gli ultimi, come uno dei “partitini dello zero virgola”?

“In alcuni sondaggi siamo addirittura dentro l’errore statistico (il 9 gennaio 1,5% – 3,5%, fonte SWG: ndr), come quasi tutte le liste che compongono la coalizione di centrosinistra, con l’eccezione del Partito Democratico e della lista ‘Bonaccini Presidente’ che ha anche l’effetto di essere sovrastimata, perché la gente confonde la ‘lista Bonaccini’ con la coalizione, a seconda di come viene posta la domanda dalla società di sondaggi. Mi aspetto che ci possa essere un po’ di sovrastima: è chiaro che questa è la prima volta che il presidente dell’Emilia-Romagna o un candidato presidente fa una propria lista civica. È ugualmente chiaro che ci potrà essere un buon risultato di questa lista, anche sul traino del profilo di Stefano Bonaccini, il quale si è un po’ sganciato dai partiti tradizionali presentando una posizione propria”.

Bonaccini ha sicuramente voluto rivendicare il suo buon lavoro fatto in cinque anni ma, a volere essere cattivi, sembra che si vergogni di fare parte del Pd per il quale si presentò apertamente nel 2014, vincendo.

“Non si vergogna del Pd. Sta giustamente rivendicando un buon governo dell’Emilia-Romagna che nessuno può mettere in discussione, perché dobbiamo partire da questo risultato che ‘in Emilia-Romagna si sta bene’, ed è merito di chi l’ha governata il fatto che qui ci siano condizioni economiche migliori, più opportunità anche per le nuove generazioni rispetto ad altre regioni. C’è un sistema di servizi che funziona, c’è un sistema pubblico che si è sempre dato da fare per costruire opportunità di sviluppo per il territorio: questo va riconosciuto. Col fatto che neanche un leghista può dire che in Emilia-Romagna si sta male, se si dovesse votare sulla base di questo, noi del centrosinistra avremmo già vinto”.

Per le elezioni regionali però non ci si può basare solo su quello che si è fatto: cos’altro ci vuole?

“Quello di domenica 26 gennaio è un voto di alto profilo politico e, per vincere convincendo gli elettori, bisogna parlare anche del futuro e di quali idee si mettono in campo per l’Emilia-Romagna. Qui nasce anche il motivo per cui abbiamo costruito ‘Coraggiosa’: noi vedevamo all’interno della proposta politica la mancanza di coraggio di guardare avanti. Può sembrare una battuta, ma ci vuole del coraggio a immaginare un futuro migliore partendo dai risultati che sono già così buoni. Però non ci si deve fermare lì e si deve immaginare che, nonostante numeri, statistiche e indici che raccontano un territorio che è competitivo non solo con le migliori regioni italiane ma anche con intere regioni e paesi del Nord Europa, in termini economici e sociali, dentro questi numeri però si nasconde un problema: quello di una disuguaglianza che si è sviluppata per effetto della crisi degli ultimi anni”.

Chi è rimasto indietro in Emilia-Romagna?

“Si tratta di una disuguaglianza che non c’era mai stata in una regione che è sempre stata in termini assoluti non la più ricca, non la più industrializzata, non la prima della classe: è stata quella con la minore disuguaglianza, realizzando il cosiddetto ‘modello emiliano-romagnolo’, vale a dire che il tuo benessere e le tue opportunità dipendono prima di tutto dal benessere di chi ti sta vicino. La crisi ha fatto però crescere delle disuguaglianze nei territori, creando delle ‘periferie’ economiche, sociali, ecologiche, perché oggi chi paga spesso il prezzo di un ambiente più degradato è colui che ha minori condizioni economiche o chi vive vicino a condizioni di disagio sociale ed economico. Tutto questo in Emilia-Romagna finora non c’era mai stato, quindi oggi ci vuole del coraggio per andare a guardare dentro a quei numeri buoni in termini di occupazione, sviluppo economico, pil, export per andare a correggere quelle disuguaglianze”.

Hanno dunque ragione i vostri avversari?

“Oggi la destra ha una risposta a questo disagio che guarda alle periferie dei grandi centri urbani, della Bassa, della collina: ‘arrangiati da solo e io ti do gli strumenti per arrangiarti, ossia meno tasse, non occuparti degli altri, pensa ad avere una risposta per te stesso in una sorta di egoistica solitudine’. La Lega cresce in quei territori che hanno subìto queste disuguaglianze. Ora il centrosinistra deve ritrovare quello per cui era nato, cioè dire ‘ce la fai, se ce la facciamo tutti insieme’: e questa è un po’ l’idea che tiene insieme tutti quei partiti ed esperienze civiche di Coraggiosa”.

Quindi la vostra lista vuole aprire gli occhi all’intera coalizione che sostiene Bonaccini?

“Una volta qui c’era il 5 per cento di disoccupazione che però voleva dire che c’era il 5 per cento dappertutto. Utilizzando questi numeri come esempio, oggi ci sono territori dove è inferiore al 3 per cento, sotto a quella fisiologica nei grandi centri urbani e lungo la Via Emilia dove si concentrano le opportunità e i sistemi produttivi, e zone dove le piccole aziende artigiane chiudono e la disoccupazione va all’8 per cento, col risultato che la media è 5 ma con evidenti disuguaglianze. Una giornata di lavoro con un contratto ‘a chiamata’ viene conteggiata come ‘persona occupata’, quando in realtà ha lavorato un giorno su 365. Un’analisi della società così il Pd al momento non la fa; di conseguenza a noi di ‘Coraggiosa’ mancava questo punto di vista. Alla domanda ‘che effetto fa essere in una lista che rappresenta l’errore statistico?’ rispondo che ‘Coraggiosa’ vuole dare un contributo senza pretendere di fare il pieno di voti, ma per stimolare la coalizione ad avere una visione su questi temi, perché mancavano. Quindi, se in campagna elettorale alcune nostre posizioni come il ‘Patto per il clima’ vengono prese dalla coalizione di centrosinistra come punto di riferimento, vuol dire che abbiamo svolto il nostro dovere”.

C’è da dire che per raccogliere consensi, Bonaccini, che parte col “vantaggio” di essere il presidente uscente, ha messo insieme una coalizione di ben sei liste, come il centrodestra del resto, e anche con candidati consiglieri i quali non hanno posizioni politiche perfettamente identiche alla sua.

“Ingegneria elettorale… Funziona perché si mettono insieme singoli pezzetti compatibili. Manca però un profilo politico secondo noi…”.

La Lega, che mette in primo piano temi come sanità, infrastrutture e trasporti pubblici, dice in buona sostanza che va scardinato il “sistema” formato da cooperative, aziende dell’apparato, e così via, che impedisce a tutti di avere le medesime opportunità.

“È una visione sbagliata, perché i leghisti dicono che c’è un sistema che ha governato e bloccato questa Regione dal dopoguerra ad oggi. In realtà non è un blocco di potere: qui il centrosinistra ha sempre vinto non perché fosse un’accozzaglia di clientelismi o altro, ma perché, attraverso gli strumenti della Regione, è sempre stato capace di dare delle risposte a quelle domande che man mano si creavano per i mutamenti della società. È sempre stata un’azione di cambiamento, capace di redistribuire ricchezza, opportunità, servizi e benessere a tutto un territorio: e vinceva per questo. Non è che si sta giocando una partita tra un modello e un altro di governo, inteso come uno strumento piuttosto che un altro, ma proprio sull’idea stessa di che cos’è l’Emilia-Romagna. Qui il centrosinistra è stato l’idea stessa del centrosinistra italiano per questo motivo: riduceva le disuguaglianze con tutti gli strumenti di governo possibili. Non sistemi di potere come afferma la Lega, ma strumenti utili a coinvolgere, a distribuire e a ridurre proprio le ‘disopportunità di accesso’. Dopodiché, se vogliamo vincere con una società che è cambiata, dobbiamo porci il problema di revisionare quegli strumenti per centrare lo stesso obiettivo. Sono d’accordo sul fatto che c’è da cambiare, ma in Emilia-Romagna il centrosinistra è una storia di cambiamento”.

Su cosa si concentra la proposta di Luca Ortolani per il territorio della provincia di Ravenna?

“L’idea è di ridurre gli effetti delle ‘periferie’ ossia della collina e del nord della Bassa Romagna: è lì che vengono a mancare le strutture materiali che assicurano la facilità degli spostamenti coi mezzi pubblici e la capillarità dei servizi; si tratta degli effetti della crisi che ha ridotto sensibilmente le risorse pubbliche per gli enti locali. Oggi bisogna dare una risposta per quello che riguarda i servizi sanitari perché ci sia un’uniformità di accesso e opportunità di cura e di presa in carico su tutto il territorio. Vanno bene le grandi eccellenze nei centri, gli ospedali specializzati, ma ci deve essere una revisione di quello che sono l’accesso e le opportunità ai presidi sanitari soprattutto nelle aree più decentrate. L’altro tema è che non è accettabile che la provincia di Ravenna abbia delle condizioni di cura e di accesso totalmente differenti da quelle delle altre province. Da sempre l’Emilia-Romagna aveva un ruolo regolatore e unificatore come Regione nel garantire che tutto il territorio avesse lo stesso trattamento da parte da parte delle Aziende Sanitarie Locali. Oggi, con l’autonomia delle Ausl, anche questo è un aspetto da curare con più attenzione, visto che si possono trovare anche delle disuguaglianze tra due letti vicini, di persone provenienti da due province diverse che hanno convenzioni differenti magari con la clinica convenzionata che applica due trattamenti completamente diversi. È inaccettabile pensare che ci siano due cittadini diversi, perché uno è di Ferrara e l’altro di Ravenna”.

Bisogna quindi recuperare un certo numero di servizi per i Presidi ospedalieri di Faenza e di Lugo?

“Più che altro anche per i territori occorre garantire un presidio sanitario che metta insieme l’eccellenza che ti dà i grandi numeri nel centralizzare le prestazioni su alcuni poli dove l’esperienza anche dei medici viene messa alla prova e permette di avere una qualità maggiore e dall’altra parte però ci deve essere un primo soccorso, un primo presidio che è capillare nel territorio. L’idea delle ‘Case della Salute’ è quella, ma deve essere potenziata andando a ridurre il conflitto che c’è spesso con i medici di base e cercando di ricostruire le condizioni per cui c’è veramente un sistema integrato che permette l’accesso anche nei piccoli paesi. L’altra questione è: l’accesso va garantito anche in termini materiali. Io devo potere andare all’ospedale, e penso alle popolazioni anziane e disagiate: come fanno a raggiungerlo? Si appoggiano al volontariato che svolge un servizio che dovrebbe essere fatto dal pubblico. Il volontariato ti porta solo se hai la visita tua; assistere un parente è un diritto, quindi noi di ‘Coraggiosa’ diciamo ‘potenziamo un servizio pubblico, con anche un sistema sperimentale a chiamata’, che permetta, tenendo i costi sotto controllo, alle fasce anziane della popolazione di raggiungere dai territori più lontani i presidi sanitari dove si trova il proprio caro”.

Pranzo

Emilia-Romagna Coraggiosa: “trasporto pubblico gratuito per gli under 25 contro i cambiamenti climatici e un nuovo patto per il lavoro”

Secondo gli organizzatori, oltre 150 persone hanno partecipato ieri 12 gennaio a un pranzo di autofinanziamento organizzato da Emilia-Romagna Coraggiosa #Ravenna per sostenere la candidatura di Stefano Bonaccini. Al pranzo erano presenti i candidati ravennati per la lista Luca Ortolani, Francesca Federica Vicari, Isabella Marchetti, Edward Necki e il senatore Vasco Errani.

“Siamo una lista Coraggiosa, ecologista, di sinistra, femminista” afferma il comitato locale della lista, “così vogliamo l’Emilia-Romagna, terra che ha già dimostrato di avere coraggio in altri momenti storici, e oggi deve ritrovarlo per affrontare nuove sfide epocali come l’emergenza climatica e la crescita delle diseguaglianze”.

“Una proposta pratica? Proponiamo il trasporto gratuito per i ragazzi sotto i 25 anni per contrastare i cambiamenti climatici e rinnoviamo il Patto per il lavoro lottando contro precariato, abbassamento dei redditi, appalti di mera manodopera e caporalato. Serve un grande piano contro il dissesto idrogeologico per dare opportunità di lavoro nella cura del territorio, degli alvei dei fiumi, delle aree montane, anche ai tanti giovani che non studiano e non lavorano”

“Tutto sta cambiando, ci sono grandi questioni intorno a noi e anche l’Emilia-Romagna deve cambiare. Questa è la ragione della nostra lista, Emilia-Romagna Coraggiosa: insieme col centrosinistra, col presidente Bonaccini ma per cambiare, per affrontare le questioni del clima, i problemi del lavoro soprattutto dei giovani. Questa è la lista che può rappresentare uno stimolo per fare quel salto di qualità che anche questa terra, con i suoi valori, confermando i suoi valori, ha bisogno di portare avanti”.

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