Ravenna, Bersani chiude campagna di Emilia-Romagna Coraggiosa per Bonaccini: battiamo Salvini, è un “dovere nazionale”

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Duecento persone per la chiusura della campagna elettorale di Emilia-Romagna Coraggiosa hanno riempito l’Hof di Porto Fuori di Ravenna ieri sera 23 gennaio, con l’intervento di Pierluigi Bersani, preceduto dai 4 candidati ravennati della lista: Luca Ortolani, Federica Francesca Vicari, Edward Jan Necki e Isabella Marchetti.

Pierluigi Bersani, accolto calorosamente dal pubblico di militanti ed elettori “coraggiosi”, ha parlato subito della posta in gioco, non alta, altissima. Perchè non è tanto in gioco questo governo giallo-rosso nazionale, è in gioco molto di più: “Ci giochiamo una storia – ha detto – un pezzo fondamentale del riformismo italiano, è a rischio la sala macchine del nostro riformismo” come la chiama lui, con una delle sue metafore, questa volta meno colorite del solito.

Racconta come sia in ansia tutta l’Italia che guarda a sinistra per queste elezioni, perché quell’Italia ha proprio l’Emilia-Romagna come riferimento. Perciò, dice Bersani, bisogna mettercela tutta, convincere gli indecisi dei Cinque Stelle che non vogliono regalare la regione a Salvini, quelli di sinistra delusi, che hanno il mal di pancia, “gli ammaccati” come li definisce lui, perché “siamo sul filo”. Insomma la battaglia è aperta e incerta.

Bersani si dice fiducioso di poterla vincere, ma non tranquillo, perciò incita i suoi a produrre lo sforzo finale. E giocando sul nome della lista Emilia-Romagna Coraggiosa parla del coraggio di questa terra – “perché ci voleva coraggio a fare le cose che abbiamo fatto per primi noi in questa regione” dice – il coraggio degli emiliani e dei romagnoli che erano in ginocchio e si sono alzati dopo la guerra, che erano poveri e sono diventati benestanti, che hanno fatto tante riforme poi diventate patrimonio di tutto il paese. Dagli asili nido alla legge per togliere il fosforo dai detersivi, dalla prima legge sull’obbligo del casco all’eliminazione dei manicomi, dalle municipalizzate alla riorganizzazione della rete ospedaliera. E qui ricorda un simpatico aneddoto, a proposito di coraggio nelle scelte, quando proprio con la riorganizzazione ospedaliera fece arrabbiare genti del ferrarese e quelli di Comacchio gli tirarono perfino le anguille in Regione.

Insomma l’Emilia-Romagna è un simbolo, è una storia, “ha una responsabilità nazionale”, è un qualcosa che “non può finire nelle mani della Lega, non lo dobbiamo permettere. E se vinciamo fermiamo Salvini, se vinciamo usciamo dalla difensiva e ci mettiamo in movimento.”

Pierluigi Bersani parla della fase 2, cioè della necessità di riorganizzare il campo della sinistra e del centrosinistra, per dare un riferimento ai tanti – giovani, donne, civici – che ancora non ce l’hanno, proprio come le Sardine.

“Tutti chiedono che cosa fanno le Sardine. No, la domanda è, cosa facciamo noi?!” dice Bersani. “Noi dobbiamo riorganizzare il nostro campo per dare un riferimento a loro e ha fatto bene Zingaretti a dire che dopo il 27 si cambia. Ma non parliamo di ricomposizione, di allargamento, di apertura. Venite qua che siamo disposti a prendervi. No. Bisogna dire un’altra cosa: ci stare a fare una cosa nuova insieme a noi. Una cosa nuova costruita tutti insieme.”

Per farla Bersani propone di partire da una piattaforma programmatica, da un progetto comune, “perché la piattaforma di una sinistra nuova, non può essere quella di prima della grande crisi, di prima della trasformazione della destra che era liberista ed è diventata sovranista.” Per Bersani la sinistra deve aggiornare il suo pensiero e le sue proposte partendo da tre punti fondamentali: la transizione ecologica assolutamente necessaria ma da conciliare con gli interessi di larghi strati sociali e non contro di essi; la transizione tecnologica che contiene in sé anche il tema della qualità e dei diritti del lavoro; la transizione demografica che ha al suo interno anche il tema dell’immigrazione da governare, perché l’Italia e l’Europa hanno bisogno di immigrazione regolare altrimenti non si sa chi farà certi lavori e pagherà il nostro welfare nel futuro.

“Se si vince in Emilia-Romagna la piattaforma comune è la prima cosa da fare, da fare subito, per uscire dalla difensiva.”

Attacca Salvini e la destra sui migranti: “La Lega e la destra dicono che noi stiamo con le banche e loro col popolo. No. Sono loro che stanno con i vecchi bidoni. Lo sono sempre stati. Hanno sempre combattuto le nostre riforme. Ma poi si prendono il popolo perché agitano lo spauracchio dei migranti. Ma allora diciamolo chiaro e tondo che i decreti sicurezza di Salvini hanno portato gli irregolari in Italia da 600 mila a 680 mila, perché hanno smantellato il sistema degli Sprar e dell’integrazione. Aveva promesso che quei 600 mila li avrebbe tutti rimpatriati, ne ha rimpatriati 11 al mese, mentre la Lamorgese adesso ne rimpatria 49 ogni mese e senza tanti tweet. Salvini non vuole risolvere il problema, lui vuole usarlo per prendere voti.”

Non si definisce buonista, Bersani, ma umano e dotato di buon senso: “Che senso ha tenersi in casa 680.000 irregolari e invisibili, dove dentro c’è di tutto, anche la mafia nigeriana, lo sappiamo: bisogna dividere i buoni dai cattivi, integrare i buoni, farli diventare regolari, dargli la possibilità di lavorare, toglierli dal lavoro nero o dalla delinquenza. E poi bisogna fare lo ius culturae perchè i figli degli immigrati che sono nati qui, vanno a scuola qui con i nostri figli, parlano italiano come noi, devono poter essere italiani. E non è vero che gli italiani sono contrari, se gliela spieghi bene la cosa.”

Prima di Bersani aveva parlato Luca Ortolani – segretario di Articolo 1 MDP oltre che candidato – che ha richiamato due punti centrali del programma dei Coraggiosi: il nuovo Patto per il Lavoro e il Patto per il Clima, ricordando che il vero tratto distintivo da difendere di questa regione non è tanto il benessere, quanto la giustizia sociale, l’essersi qualificata come terra giusta, regione che cerca di ridurre le disuguaglianze perché nessuno rimanga indietro.

Federica Francesca Vicari, operatrice culturale, rivendica il buon lavoro fatto da Bonaccini, lo chiama “il Sindaco della Regione, un bravo Sindaco”, si dice molto preoccupata per la deriva razzista e xenofoba della Lega e della destra e invita tutti a chiudere la campagna elettorale in Piazza Kennedy insieme alle Sardine, per non lasciare campo libero agli avversari.

Edward Jan Necki che a Faenza è in opposizione rispetto al governo di centrosinistra, dice che stavolta non ha dubbi a stare in Emilia-Romagna Coraggiosa e ad appoggiare Bonaccini, perché non è più tempo di pura testimonianza: “Abbiamo un pericolo comune da affrontare e un progetto comune da realizzare per il futuro. Siamo una forza ecologista con il cuore rosso.”

Isabella Marchetti racconta di essere sposata con un marocchino e di avere due figli nati da quel matrimonio: “Non vorrei che venisse a suonare qualcuno al campanello per dirmi certe cose come ha fatto Salvini a Bologna.” Accusa sul fatto che la destra ha sdoganato l’anima più nera di questo paese e dice di avere paura: “Sono pericolosi, dobbiamo fermarli. Domenica dobbiamo batterli.”

 

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