Ancisi (LpRa) su voto regionale: bene “crollo” Pd in roccaforti del forese di Ravenna, ma centrodestra cambi

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Alvaro Ancisi non ha partecipato direttamente con Lista per Ravenna alle elezioni regionali del 26 gennaio ma ha disseminato vari suoi esponenti nelle liste del centrodestra (in Fratelli d’Italia, in Forza Italia, nella lista per Borgonzoni Presidente) e ha appoggiato apertamente lo schieramento che si contrapponeva a Bonaccini, sposando pienamente il tentativo, fallito, di assalto di Salvini all’Emilia-Romagna. Un’ennesima delusione, dopo quella già patita nelle comunali del 2016. E un campanello d’allarme in vista delle comunali del 2021. A distanza di giorni, Ancisi legge i dati del voto regionale a Ravenna e trae le sue conclusioni, traendone motivi per lui di soddisfazione (in certe roccaforti del forese il Pd arretra) ma lanciando moniti anche al centrodestra (che deve fare meno errori e cambiare passo).

“L’analisi del voto dato alle elezioni regionali del 26 gennaio nel comune di Ravenna – dice Ancisi – non legittima da un lato l’entusiasmo del PD locale e dei suoi alleati locali per il loro personale successo, ma dall’altro ammonisce il centro-destra a riconoscere, per non replicarli, gli errori che hanno fatto sfuggire una vittoria alla portata di mano.”

“Nella scheda elettorale di quest’anno è mancato ovviamente al centro destra l’apporto di Lista per Ravenna (che concorre per statuto solo alle elezioni comunali), apporto storicamente molto superiore ad una differenza di due punti e mezzo scarsi. – dichiara Ancisi – Molti elettori hanno infatti imparato che quando si vota per Ravenna bisogna apprezzare chi lavora bene e intensamente per questa loro città, anche se non porta casacche di nessun colore e non ha santi protettori nei partiti nazionali o nei leader che di volta in volta spopolano a livello televisivo e mediatico.”

Ancisi non accenna però ai candidati di Lista per Ravenna – presentati come tali – in lizza in altre liste. Preferisce parlare del “crollo” – come lui lo definisce – del Pd in alcune roccaforti del forese. “Nel 2016, l’opposizione ha vinto contro PD e alleati nel Centro urbano, alla Darsena di città e al Mare, ha pareggiato a Ravenna Sud, Mezzano, Piangipane e Roncalceci, ha perso a Sant’Alberto, Castiglione e San Pietro in Vincoli, roccaforti storiche del PD, le più lontane dalla città, alle quali Michele de Pascale deve dunque la poltrona di sindaco. Ma è proprio da queste che il 26 gennaio 2020 PD e alleati hanno ricevuto le maggiori delusioni, in primis a Sant’Alberto, residenza del segretario provinciale piddino, dove sono precipitati dal 56,64% del 2014 e dal 56,03% del 2016 al 49,34% del 2020. Lista per Ravenna deve qui ringraziare la forte opposizione condotta dai propri consiglieri di questa Area territoriale, dove Lega Nord e Fratelli d’Italia non hanno alcun rappresentante, segnalando in particolare quella specie di prodigio avvenuto a Mandriole, residenza del nostro capogruppo e vice-presidente del Consiglio territoriale Giuliano Fogli, dove alla candidata di centro-destra è stato dato il 54,47% dei voti, a fronte del 43,02% dato a Bonaccini. Straordinario è stato anche lo scivolone della coalizione PD e alleati a Castiglione, roccaforte del vicesindaco, tra il 59,61% del 2016 e il 48,69% del 2020.”

Dopo essersi consolato con il dato sul centrosinistra, Ancisi passa a parlare del centrodestra: “Da vent’anni a questa parte i tre partiti di centro-destra, pur con simboli di partito e leader (Bossi, Berlusconi, Fini…) via via al massimo fulgore, hanno raccolto tutti insieme, nel confronto col PD o coi suoi progenitori, i seguenti magri risultati: 28,26% nel 2001, 22,02% nel 2006, 33,72% nel 2011 (imperante Berlusconi) e 21,50% nel 2016. È stato proprio quest’ultimo risultato, il peggiore, a diventare un quasi miracolo nel ballottaggio di due settimane dopo, aumentando del 121%, guarda caso avendo avuto alleata per la prima volta la nostra lista civica, e nessun altra lista.”

Da qui la conclusione di Alvaro Ancisi (LpRa): “L’esperienza del 2016 andrebbe dunque ripetuta e “civicamente” allargata per quanto possibile, purché in meglio. Servono qualità massima del programma e delle più alte candidature di governo (che Lista per Ravenna lascia comunque ad altri, pur volendole condividere e apprezzare), nonché unità, solidarietà ed armonia, niente litigiosità o gelosie, all’interno della coalizione, come nelle sue singole componenti. Sono le virtù di cui si è avuta una prova complessivamente non convincente nelle elezioni regionali. A Ravenna, sono tutte da perseguire. Se si vuole vincere.”

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