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MA ALICE NON LO SA / Parla la Presidente Ouidad Bakkali: le donne “non devono chiedere il permesso ma prendersi i propri spazi” e facciano squadra

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“Maschi, ricordatevi: quando un giorno nella corsa della vita una donna vi busserà alla porta non è perché è rimasta indietro. È che vi ha doppiati.” (Cit. Geppi Cucciari)

“Le cose che abbiamo in comune sono 4.850” diceva il testo della canzone di Daniele Silvestri, lo slogan che ha accompagnato e portato fortuna a Ouidad Bakkali, anche se nel suo caso le cose in comune (tra lei e chi ha scelto di votarla) sono 986: tante quante le preferenze ottenute, il numero più alto raggiunto tra tutti i candidati e le candidate non solo del PD, ma in assoluto, nelle elezioni del 3 e 4 ottobre. Bakkali è stata eletta presidente del Consiglio comunale con 30 voti favorevoli e due contrari (Rolando e Verlicchi), dopo aver ricoperto la carica da Assessora nel secondo mandato Matteucci e nel primo di de Pascale. La incontro subito dopo l’insediamento del consiglio, ancora emozionata e con un mazzo di fiori regalatogli dal collega Massimo Cameliani. Dopo tanti anni di incarichi importanti e una carriera in ascesa non si è accomodata sugli allori. Per lei è iniziata una nuova avventura, il consiglio comunale è un organo solenne, dice. Incarna la rappresentanza allo stato puro, espressione del voto dei e delle ravennati, un organo dal valore non solo simbolico ma sostanziale . Uno di quei luoghi in cui la forma si fa sostanza, insomma.

Ouidad Bakkali

L’INTERVISTA

Alle ultime elezioni lei è stata tra tutti i candidati, come abbiamo anticipato, quella che ha raccolto più preferenze, ben 986. È stata una sorpresa o si aspettava questo risultato?

”È stata una bellissima sorpresa, non me l’aspettavo. Mi sono impegnata molto durante la campagna elettorale. C’erano tantissimi candidati sia a Sindaco sia come candidati consiglieri comunali, quindi volevo che in qualche modo la mia voce si potesse distinguere. Per questo ho usato tutti i mezzi di comunicazione che avevo, studiando anche nuove formule, come l’idea del “TE DA ME”, attraverso incontri con le persone che ho invitato a casa mia, raccontando la loro storia, il loro vissuto. Per fare arrivare le mie idee e i miei contenuti il punto di partenza è stato l’ascolto, il confronto. “Le cose che abbiamo in comune” non è stato soltanto uno slogan, ma un approccio e una modalità di elaborazione politica vera e propria, fondata sulla condivisione di esperienze e di orizzonti. Ascoltando la vita delle persone si capiscono quali sono le loro esigenze: il ruolo del consigliere consiste nell’agire operativamente per dare una risposta concreta a quelle esigenze. Il compito del consigliere è rappresentare le voci delle persone. Una responsabilità enorme, un onere ma soprattutto un onore.”

Come concilia la sua carriera politica e il lavoro con la maternità? Ha dovuto rinunciare a qualcosa scegliendo di essere mamma?

“Per fortuna, grazie al supporto della famiglia, sono riuscita e riesco a conciliare le due cose, ma mi rendo conto che la sola rete familiare non può e non deve essere l’unico supporto per una famiglia in cui entrambi i genitori lavorano. La nostra città offre un patrimonio fondamentale di servizi educativi, a partire dagli asili nido, che devono essere lo strumento centrale per permettere di gestire e coniugare genitorialità e attività lavorativa anche a persone che non hanno una rete familiare solida alle spalle su cui fare affidamento.”

C’è qualcuno dei suoi ex colleghi con cui ha condiviso parte del suo percorso di cui sentirà particolarmente la mancanza?

“Sicuramente Valentina Morigi: è una donna che può fare ancora molto per questa città. Abbiamo fatto dieci anni di percorso insieme, è una sensazione strana non trovarla in aula… Un posto speciale nel mio cuore l’avrà sempre Fabrizio Matteucci, in questi anni ho sentito molto la sua mancanza.”

Com’era la Ouidad adolescente: timida e introversa o esuberante e sicura di sè?

“Ero una che si buttava nella mischia, ho sempre fatto gruppo, “spogliatoio” a scuola, nello sport (giocavo a a pallacanestro) e poi in politica. Ero consapevole del fatto che partivo da una posizione non proprio di vantaggio, venendo da una famiglia con un background migratorio, ma questo non mi ha mai fermato. La passione politica è iniziata quando facevo le scuole medie, ricordo che è scattato un “clic” quando feci una tesina sulla tratta degli schiavi, l’approfondimento di questo tema mi ha smosso qualcosa dentro. La passione per la politica aveva urgenza di farsi impegno, fu così che presi la mia prima tessera della Sinistra Giovanile a 16 anni, poi c’è stata l’esperienza nel Parlamento europeo dei giovani, e a 26 anni la nomina ad assessore, il resto della storia lo conoscete…”

Secondo alcune indiscrezioni, lei è data in pole position per la corsa in Parlamento tra due anni, magari in tandem con l’attuale segretario provinciale del PD Alessandro Barattoni. È un’opzione che si sente di escludere?

“È prematuro parlarne ma non mi precludo niente, nella vita non ci si deve precludere nulla. Ma in questo momento la mia priorità è l’incarico in Consiglio comunale.”

C’è qualche collega della minoranza con cui ha un rapporto di amicizia o di stima?

“Con Alvaro Ancisi in questi anni si è creato un rapporto di stima, anche personale, abbiamo collaborato in modo proficuo a tematiche legate all’istruzione, per questo sono molto contenta che sia stato nominato Vicepresidente (sempre coi voti contrari di Verlicchi e Rolando, ndr). Il mio ruolo di Presidente del consiglio deve avere tra le sue prerogative quella di garantire un equilibrio, e là dove possibile una collaborazione tra maggioranza e minoranza, e la nomina di Alvaro è funzionale proprio in tale ottica. Che tra noi ci sia un buon feeling è un ottimo punto di partenza.”

Ouidad Bakkali

Barbero e le donne: parliamone. Le ha definite insicure e poco spavalde, per questo secondo lui hanno meno successo. Queste affermazioni hanno scatenato svariate polemiche. Lei che ne pensa?

“Gestire la leadership non è tema che può essere posto in termini di spavalderia, arroganza e presunzione. Anche se forse per le parole di Barbero dovrebbero offendersi più gli uomini a cui viene attribuita questa modalità di gestione del potere fondata sulla prevaricazione degli altri… non è certo la spavalderia il parametro su cui tarare la formula del successo. Già porre il tema in questi termini è fuorviante a monte perché propone un approccio logoro e stantio, radicato in stereotipi superati. Quindi no, non mi ritrovo assolutamente nell’analisi di Barbero.”

Quanta dose di maschilismo più o meno latente c’è ancora nel mondo politico, in base alla sua esperienza?

“Ancora un retaggio di maschilismo è presente, sarebbe ipocrita negarlo, nella società come in politica, ed è trasversale ai partiti. Per un partito di sinistra moderno è necessario consolidare il processo per una costruzione di un modello di leadership femminile. Le donne non devono chiedere il permesso ma prendersi i propri spazi, a partire dalle segreterie dei più piccoli circoli di partito fino ai più alti organi dirigenziali, deve essere garantito equilibrio e rappresentanza paritaria di genere. Ma questo non basta, bisogna andare oltre le quote, che pure restano uno strumento necessario, cioè bisogna fare un lavoro per sradicare certi retaggi culturali che ostacolano il raggiungimento di ruoli apicali da parte delle donne.”

Ha mai dovuto rinunciare a qualcosa o a qualcuno a causa della politica? Magari un fidanzato che era geloso del suo impegno?

“No, la passione politica fa parte di me, chi non capiva questo non poteva essere il mio fidanzato!”

La sinistra e la solidarietà di genere: è mai stata oggetto di invidia o meschinità da parte di compagne di partito che magari non ottenevano i suoi stessi risultati nella carriera politica?

“Le meschinità e le invidie si trovano in tutti gli ambienti, e in tutti gli aspetti della vita, bisogna metterli in conto… ma secondo la mia esperienza ho riscontrato piuttosto una forte volontà di valorizzare lo spirito di sorellanza. Le donne devono capire che unite sono molto più forti, lo spirito di gruppo è sempre un ingrediente vincente.”

Social e bullismo: lei è stata più volte al centro di episodi di cyberbullismo, ma non è stata una vittima silenziosa. Ha sollevato il tema anche aderendo alla campagna “Odiare ti costa”. C’è un modo a suo avviso per ridurre il fenomeno degli haters?

“È sempre importantissimo parlarne, perché ci sono persone più fragili che non hanno la forza di ribellarsi e chi ha la voce e la solidità interiore per far fronte a questi soprusi deve essere d’esempio per i più deboli. Bisogna far passare il messaggio che non è il bullo ad essere forte, ma chi si ribella ad esso.”

Il DDL Zan è stato affossato. Che ne pensa?

“È la notizia che non volevo arrivasse. Si consuma un vergognoso teatrino sulla pelle delle persone, di chi subisce discriminazioni, violenze verbali e fisiche tutti i giorni. Non hanno avuto nemmeno il ritegno, la decenza di affrontare a viso aperto questo dibattito e il suo triste epilogo. Chi siede nei luoghi della rappresentanza deve pubblicamente e chiaramente dire da che parte sta sui diritti delle persone. Le destre sovraniste esultano, forse contente di poter continuare a difendere omofobi, odiatori della rete e picchiatori per strada, perché di questo parliamo. Stiamo parlando di come fermare la violenza e di come promuovere una cultura del rispetto delle persone a partire dal contrasto dell’omotransfobia, della misoginia e dell’abilismo. Ma il cammino dei diritti non si ferma. Il Paese è da un’altra parte, non certamente dalla parte dell’oscurantismo. Voglio vivere e crescere mio figlio in un Paese che combatte violenza, discriminazioni, odio, non dove in Senato siedono rappresentanti che non si assumono le proprie responsabilità e in più esultano per l’affossamento di una legge di civiltà.”

Pensa che il futuro del centrosinistra passi dall’alleanza tra Pd e Movimento 5 Stelle?

“Beh, valutando i risultati delle più recenti consultazioni elettorali, a partire dall’Emilia-Romagna, si evince che laddove il centrosinistra riesce a allargare il più possibile la coalizione ottiene riscontri vincenti. Il Pd deve porsi al centro di un dialogo e di una tessitura d’intese basate su contenuti e programmi che puntino ad ampliare la propria base elettorale, e allo stesso tempo, senza perdere la propria identità, deve sapersi interfacciare con forze politiche come il Movimento 5 Stelle. Con Conte alla guida i pentastellati si sono avviati verso una maturazione, che ha in sé gli anticorpi per debellare le tendenze originarie che facevano leva su un certo populismo e una vis antipolitica, che rendevano il movimento un soggetto politico ostico a un confronto costruttivo, tantomeno in ottica di collaborazioni o alleanze. A Ravenna questo progetto si è realizzato, un esponente del movimento è entrato in giunta (Gallonetto, ndr), e anche sul piano nazionale penso ci si muoverà allo stesso modo.”

Ouidad, quali sono il suo pregio e il suo difetto più grandi?

“Pregio: sicuramente l’apertura mentale. In politica come nella vita è una qualità fondamentale. Difetti ne ho tanti (sorride, ndr) forse la cocciutaggine, ma ci sto lavorando…”

Sul finire dell’intervista ci interrompe Davide Amadori, che chiede a entrambe una firma per il referendum sulla cannabis legale. Ha aspettato pazientemente per prendere “due piccioni con una fava”, sia me che lei (sveglio il ragazzo!) e infatti accettiamo tutte e due.

“Fatemi andare dal mio bambino adesso” ci saluta così, Ouidad Bakkali, stanca ma felice per una giornata che sicuramente resterà ben fissata nella sua memoria.

Bakkali

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