Dopo la stroncatura sui social arriva l’attacco di Ancisi (LpRa): “nuovo marchio per la città del mosaico, a sua insaputa e malgrado”

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Accolto sui social quasi unanimemente in modo molto negativo – quando non letteralmente ridicolizzato e stroncato – il logo Ravenna Città del Mosaico promosso dall’Assessorato alla Cultura e presentato pubblicamente il 5 luglio sta già sollevando le prime polemiche politiche. Il primo a muoversi con grande tempismo è Alvaro Ancisi capogruppo di Lista per Ravenna, che non si sofferma tanto sulla qualità del logo “bocciato” dal pubblico sui social, quanto piuttosto sull’appropriatezza e/o disinvoltura di certe scelte dell’Amministrazione comunale, che nell’occasione non ha fatto un vero e proprio bando di gara. Ancisi solleva dubbi sulla eccessiva vicinanza fra il progettista Macchia e l’Assessore alla Cultura Sbaraglia, che già in passato collaboravano al progetto “Fahrenheit-39” finanziato dal Comune prima che il sistema delle Convenzioni introdotto da Elsa Signorino ponesse fine ai finanziamenti discrezionali.

“All’improvviso, la Giunta de Pascale ha informato ieri l’altro gli organi di stampa di avere assegnato all’identità di Ravenna città del mosaico un nuovo “marchio” grafico, dovuto ad un progetto di comunicazione realizzato da “eee studio” dei graphic designer Emilio Macchia e Erica Preli, al costo di circa 10mila euro. Verrà lanciato con una campagna di affissioni (preventivamente diffuse in città) e di promozione sul web e sulla carta stampata. Ogni iniziativa della città legata al mondo del mosaico dovrà soggiacere a questo marchio, basato su una griglia geometrica di quadrati inclinati a 45 gradi per formare una lettera R su un campo “di pieni e di vuoti”, intendendo così utilizzare, anche se molto astrusamente, “ il linguaggio del mosaico” e sintetizzarne “i processi”. Per ora, oltre ai manifesti, è stata confezionata una borsa da passeggio.si legge nella nota di Alvaro Ancisi – Non spetta ad un consigliere comunale esprimere valutazioni sulla qualità dell’opera, pur registrando oggettivamente come le reazioni di un’altissima moltitudine di cittadini, sulle edizioni online dei giornali e sulle loro pagine Facebook, siano state ferocemente contrarie. Le contestazioni sottolineano innanzitutto come l’immagine grafica non richiami alcunché dell’eccellenza musiva di cui la nostra città è capitale nel mondo, scatenandosi anche in una grande quantità di confronti spietati, ad esempio con “una tovaglietta da ristorazione veloce”, o con “la cassetta del pronto soccorso”, o con “le iniziali a punto croce per un asciugamano”, utilizzando molti perfino la celeberrima battuta di Paolo Villaggio sulla Corazzata Potëmkin. Un commento “erudito” vi intravvede somiglianze tecniche con l’immagine, tuttavia azzeccata e gioiosa, scelta dalla Reggia di Venaria per il proprio 2022 dedicato ad eventi, iniziative e proposte sul gioco.”

Ravenna Città del Mosaico

Il marchio di Ravenna e – nel riquadro a destra – quello della Venaria Reale di Torino

Compito di Lista per Ravenna, dice Ancisi, “è dare però risposta ai numerosi interrogativi, ricevuti da molte parti, sul metodo e sul percorso praticati dalla Giunta de Pascale per imporre alla comunità ravennate un progetto di tale valenza all’insaputa di tutti: Consiglio comunale e sua Commissione Cultura; informazione pubblica; istituzioni, associazioni e personalità di grande spessore attive a Ravenna nel campo del mosaico; professionisti interessati a presentare proprie proposte. In proposito, l’Assessore alla Cultura ha dichiarato che non è stata indetta una gara, ma una disinvolta indagine di mercato, con successive richiesta di preventivi a tre soggetti e scelta di quello ritenuto migliore, di cui tuttavia non si sa nient’altro. Molti ci hanno chiesto di conoscere quanto costa l’intera campagna. Altri ci hanno fatto notare esplicitamente alcune inopportunità, le quali, volendo escludere per principio quelle connesse a legami familiari, consistono nel fatto che il titolare dello studio vincente e l’Attuale assessore alla Cultura, deus ex machina in questione, erano associati, negli anni addietro al 2017, nell’organizzazione di “Fahrenheit 39”, manifestazione privata sul design e l’editoria che ha goduto dei contributi finanziari del Comune. Il primo ha lavorato alle due campagne elettorali 2016 e 2021 del candidato sindaco de Pascale, mentre il secondo ne è stato addirittura il coordinatore nel 2021.”

“Registrando quanto sopra come oggetto di discussione politica.conclude l’esponente di Lista per Ravennaho sentito però la necessità di chiarire tutto quanto nessuno sa sul piano amministrativo, ma che i cittadini chiedono di conoscere, rivolgendo a norma di legge al dirigente comunale del Servizio Cultura la richiesta di ottenere copia dei documenti e atti amministrativi che hanno avviato, costituito e concluso l’indagine di mercato e la successiva trattativa privata con cui si è proceduto all’affidamento del servizio in causa; quelli relativi alla rassegna del 2021 (non appena cessata l’assessora al ramo Elsa Signorino) e degli anni antecedenti al 2017 (quando Signorino era entrata in carica), con particolare riferimento ai costi a carico del Comune e ai rendiconti presentati dall’organizzazione; e quelli utili a conoscere contenuti, modalità e costi della campagna di affissioni e di promozione sul web e sulla carta stampata della suddetta nuova identità grafica di Ravenna come città del mosaico. Dopodiché se ne discuterà in consiglio comunale, aperto al pubblico, con piena cognizione di causa.”

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