Il pilota forlivese Andrea Schiumarini ritorna alla Dakar: “In Arabia Saudita tante incognite”

Più informazioni su

Reduce dalla Dakar 2019 svoltasi dal 6 al 17 gennaio a Lima, in Perù, il pilota forlivese Andrea Schiumarini si prepara ad affrontare la seconda edizione della storica gara off-road che, quest’anno, si correrà in Arabia Saudita, vedendo il percorso passare dai precedenti 5000 km agli 8000 attuali, sempre nell’arco di 12 giorni.

Andrea Schiumarini affronterà la Dakar potendo contare sul solido R-Team, pilotando una Mitsubishi Pajero a passo lungo ed annoverando quale co-pilota e navigatore l’amico Enrico Gaspari, personaggio molto esperto in termini di terreni desertici.  Lo scorso anno Schiumarini, in tandem con il pilota Andrea Succi e il navigatore Massimo Salvatore (Racing Team Le Fonti) centrò il terzo posto nella categoria T2, piazzandosi 54esimo nella classifica generale che vide circa 130 concorrenti al via. Obiettivo per Andrea, nel 2020, sarà quello di concludere nuovamente la corsa cercando di migliorare la posizione assoluta, ben figurando in quella T1.

Nel mentre, la nuova coppia Schiumarini e Gaspari si è allenata alla Baja-Troia in Turchia, coprendo una distanza di 900 chilometri formata da prove speciali su terreni ostici e tratti di piste veloci, concludendo al secondo posto nella categoria auto dopo essere stata in testa, frenati da un problema tecnico. Schiumarini-Gaspari ha poi effettuato un secondo test (di quattro giorni) in Tunisia, svolgendo un percorso di allenamento sulla sabbia molto utile in chiave Dakar 2020.

L’intervista.

Andrea, innanzitutto, ripercorriamo l’edizione 2019 della Dakar, conclusa con i tuoi compagni di viaggio al terzo posto di categoria T2. Un’impresa possiamo dire?

“L’edizione 2019 della Dakar, per me, è stata la prima partecipazione alla storica competizione, coronando un sogno che cullavo sin da bambino. Per quanto te la possano descrivere o raccontare, la Dakar va vissuta in prima persona per comprendere appieno la caratura della sfida, altrimenti non è possibile rendersi conto veramente degli sforzi mentali e fisici che occorrono per completarla. Si tratta di uno sforzo mentale soprattutto, al di là della tenuta fisica da sviluppare prima della corsa e da mantenere durante essa. E’ la forza di volontà a fare tutta la differenza del mondo e, fortunatamente, durante la Dakar 2019 sono riuscito a tirare fuori il necessario dalla mia mente. Da un lato non vedi l’ora che finisca la corsa per gli enormi sforzi che occorrono per completarla, ma al contempo quando superi la bandiera a scacchi poi non vedi l’ora di correre un’altra Dakar. Ci siamo messi subito all’opera per l’edizione 2020 infatti (ride)”.

Quali sono state le maggiori insidie alla Dakar 2019?

“Dunque, innanzitutto l’abbiamo affrontata con un Ford Raptor T2 (categoria derivata della serie) molto robusta e pesante. In regime di marcia il mezzo pesava quasi 40 quintali e, nelle dune del Perù, abbiamo incontrato le insidie maggiori. Il giorno più difficile in assoluto penso sia stato il sesto, nelle temutissime dune di Tacna. Già nel biefring ci dissero che sarebbe stato molto difficile uscirne, ma fortunatamente per noi fu abbastanza facile superare le dune e incontrammo diversi concorrenti fermi. Il momento della gara in cui ho avuto più paura, invece, lo inquadro nella fase funestata da diverse correnti, una tempesta di sabbia in piena regola. Eravamo a 12 km sull’Oceano e stavamo rientrando verso le dune. All’interno abbiamo incontrato il vento di mare e il vento di terra contemporaneamente. C’era solo polvere e non si vedeva niente, avevo paura di procedere perché scendere dalla duna sbagliata voleva dire rimanere impiantati e, allo stesso tempo, avevo paura di muovermi perché i camion potevano investirti. Un quarto d’ora molto difficile nel quale non sapevo come muovermi”.

Forlì_Andrea Schiumarini

Come procedono i lavori di preparazione per la Dakar 2020?

“Abbiamo lavorato molto sulle componenti meccaniche della Mitsubishi Pajero a passo lungo, montando un cambio nuovo ed effettuando lavori di miglioramento sulle sospensioni. Tra noi piloti ed R-Team c’è grande collaborazione, che ci consente di scambiare informazioni e consigli. Mi è dispiaciuto un po’ non poter sviluppare ulteriormente la macchina, ma avremo modo di farlo in gara. All’interno dell’R-Team avremo due macchine gemelle: la nostra sarà Mitsubishi Pajero WRC Plus mentre, l’altra vettura, sarà Pajero WRC, affidata a Marco Carrara e Maurizio Dominella, storico navigatore della Dakar con più di 20 partecipazioni all’attivo. All’interno del team ci sarà anche Fabio Del Punta per la categoria SSV, dove troveremo più concorrenti italiani rispetto lo scorso anno. Nel 2020, in generale, avremo una partecipazione più elevata di piloti tricolore e questo credo sia un bene per il motorsport”.

Che differenza c’è tra la categoria T2 e quella T1?

“La categoria T1 è quella dove concorrono tutte le categorie ufficiali (Mini, Peugeot, Toyota, ecc) con telai tubolari, motori e sospensioni progettate appositamente per le corse. In categoria T2, invece, si parte da una macchina destinata alla produzione che poi viene migliorata per la corsa”.

Come ti prepari dal punto di vista fisico e mentale?

“Per quanto riguarda la preparazione fisica, il lavoro è soprattutto di stratching dinamico, in modo da evitare crampi e dolori in gara. E’ fondamentale che la testa sia libera da stress di questo tipo. In Turchia abbiamo svolto un test per la gara che è andata molto bene, con la macchina che era appena uscita dall’officina in forma embrionale e siamo arrivati secondi. Peccato per un problema meccanico dovuto ad un inconveniente con un pieno di gasolio anacquato, mentre eravamo in testa. In Tunisia abbiamo fatto i test sulla sabbia e abbiamo accusato qualche problema di meccanica con la frizione, ma almeno abbiamo individuato i problemi capendo anche come risolverli. Grande lavoro è stato svolto sull’abitacolo e, in questo, il Pajero si è rivelato molto confortevole, una cosa da non dare per scontata!”

Forlì_Andrea Schiumarini 2

Il tuo obiettivo per la Dakar 2020?

“Il mio obiettivo è quello di arrivare in fondo, anche se mi piacerebbe migliorare il risultato del 2019 nella classifica assoluta. In Arabia Saudita mi aspetto un terreno meno tecnico rispetto a quello incontrato in Perù, dovremmo avere dune più basse e veloci in termini di percorrenza. Nella prima settimana dovremmo incontrare rocce, canyon, terreni molto duri, mentre nella seconda settimana scenderemo nella parte del deserto balcanico trovando una sabbia più compatta evitando impantanamento e perdite di tempo. La Dakar premia il passo costante. In Arabia Saudita ad essere una vera e propria incognita è il fattore pubblico. Fortunatamente il mio co-pilota Enrico va spesso in Oman e nella penisola arabica, per cui conosce bene le zone che affronteremo. Questo per me sarà un vantaggio. Con l’arabo non me la cavo proprio (ride)”.

Com’è nato il tuo rapporto professionale con Enrico Gaspari?

“Con Enrico ci conoscevamo già e quindi la nostra collaborazione è nata in modo graduale. Gaspari non ha esperienze nel mondo del motorsport, ma conosce molto bene i deserti del mondo e le loro insidie. Quando gli ho detto che avrei affrontato anche la Dakar 2020, si è proposto come mio co-pilota e navigatore e ho accettato subito di buon grado. In Tunisia, recentemente, abbiamo fatto un percorso dove gli ho insegnato dalla A alla Z come si naviga nelle gare europee e anche in ottica Dakar, che è più specifica. In Turchia, invece, ho guidato io mentre lui navigava. Tutto è andato a meraviglia, c’è molta sintonia tra noi e questo mi fa ben sperare per una Dakar positiva. Ho cercato di trasmettere tutta la mia esperienza a Enrico e lui mi sta trasferendo la sua”.

Forlì_Andrea Schiumarini 3

Come riesci a coniugare il tuo lavoro quotidiano con imprese titaniche del calibro Dakar?

“All’interno dell’azienda lavora tutta la mia famiglia e riescono a sopperire alle mie mancanze quando entro nei periodi delle gare. Dal punto di vista fisico e mentale si lavora molto e gli esercizi li svolgo in pausa pranzo o la sera / notte. Quando si fanno le ore piccole, progressivamente, nonostante le difficoltà che si incontrano, ci si allena anche a fare tardi. Componente molto importante per le gare di durata”.

Ti galvanizza sapere che il due volte Campione del Mondo di Formula 1 Fernando Alonso sarà al via della gara dove correrai quest’anno?

“Alonso parteciperà con Toyota ufficiale. Gli faccio i miei complimenti perché passare dalla pista alla strada non è affatto semplice, oltretutto fatto ad un livello così estremo. Lo spagnolo recentemente ha speso parole di grande rispetto ed ammirazione per i piloti che affrontano la Dakar e questo mi ha fatto molto piacere. Fernando sta affrontando un percorso di preparazione da sei mesi e sta lavorando continuamente sulla macchina e sulla guida, percorrendo deserti limitrofi alle zone arabiche. Spero di avere modo di incontrarlo per fargli personalmente le mie congratulazioni! (ride)”.

Più informazioni su