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Ironman, l’atleta russiana Valentina D’Angeli: “La folla che urlava il mio nome è stata il mio sostegno”

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“Ingegnere e triatleta si può”. Si apre con questa frase il profilo Facebook di Valentina D’Angeli, l’atleta trentaseienne di Godo di Russi che si è aggiudicata il 70.3 dell’Ironman svoltasi lo scorso settembre a Cervia. Ma Valentina ha una storia professionale e sportiva decisamente interessante.

Nel 2009 si laurea in Ingegneria biomedica presso l’ateneo di Bologna, ha vissuto e lavorato prima a Sassari poi sei mesi a Kingston (Ontario), una collaborazione con il Laboratorio di Analisi del Movimento dell’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, per poi giungere nel 2015 a Trento (dove vive attualmente) ed entrare a far parte della CoRehab e successivamente di Euleria, azienda che sviluppa strumenti tecnologici dedicati alla riabilitazione di persone con problemi neurologici, ortopedici e anche sportivi, e che collabora con le università di Pavia, Verona, Roma e Innsbruck, oltre alla collaborazione con il Fifa medical center dell’Austria.

Nel 2017 si avvicina al Triathlon e nel Cus di Trento, per poi passare alla Dolomitica nuoto di Predazzo nel 2019, sport che in pochi anni la porterà a conseguire moltissimi successi. L’apice della forma fisica e mentale la raggiunge nel 2021, dove si classifica decima assoluta (con le PRO) al 70.3 Challenge di Gdansk in Polonia e prima nella categoria 35-39 (l’età di appartenenza), poi si classifica quindicesima al 70.3 Ironman a Rapperswill-Jona in Svizzera, terza Age Group e sempre prima nella categoria di appartenenza.

valentina

Ai mondiali del circuito Challenge The Championship di Samorin in Slovacchia conclude con la brillante prestazione di quinta assoluta e si laurea campionessa mondiale della categoria 35-39, prima di raggiungere il successo casalingo del 70.3 Ironman di Cervia, località dove si ripresenta nel primo weekend di ottobre per il campionato italiano di Coppa Crono e dove chiude al quinto posto con il team femminile. L’ottima stagione si concretizza per Valentina con il passaggio ai professionisti, e con la prima gara svolta in ottobre al Challenge Peguera – Mallorca in Spagna dove si classifica diciottesima.

Da dove nasce la passione per il Triathlon?

Io praticavo atletica ancora quando vivevo in Romagna, poi dopo uno stop di dieci anni dal mondo sportivo giunta a Trento ho iniziato a praticare ciclismo assieme agli amici, fino alla scelta di mettere assieme le tre discipline e dedicarmi al Triathlon, uno sport unico che segue particolari allenamenti. Visto i miei primi scarsi risultati ho deciso di affidarmi all’esperienza del mio attuale coach Alberto Bucci e successivamente aggregarmi alla Dolomitica di Predazzo e vivere questo sport con dei professionisti che mi hanno aiutato a crescere in questi anni.

In quattro anni ha raggiunti grandi risultati, merito del suo coach, del team e anche della sua costanza nell’applicazione di questo sport

Sicuramente al coach Alberto Bucci devo tutto. Mi ha seguito da zero e portata fino ai successi importanti di quest’anno. Ovvio che occorre anche molto impegno e costanza, quest’anno credo di avere raggiunto la mia migliore forma fisica e mentale gareggiando anche all’estero fra Ironman e il circuito Challenge

Ovviamente l’Iron man di Cervia è stato l’apice di questa splendida annata. Sentiva di poter raggiungere un buon risultato nella gara casalinga?

Dopo tutte le altre gare sentivo di avere una buona tenuta per fare un  ottimo risultato a Cervia. Alla partenza ho fatto un settimo tempo nella frazione del nuoto, per poi recuperare posizioni nella frazione ciclistica fino a passare in testa nei pressi di Bertinoro. Sono rimasta senza acqua e ho sofferto molto di disidratazione, soprattutto nella fase della mezza maratona, 21 chilometri con crampi e mal di stomaco sono difficili da superare, avevo 5 minuti di vantaggio sulla seconda e ho gestito le risorse fino al traguardo. La folla che urlava il mio nome è stata un grandissimo sostegno.

Gli ottimi risultati le hanno aperto le porte al professionismo, dove ha partecipato alla sua prima gara al Challenge Peguera di Mallorca. Quali sono le sue sensazioni?

La prima gara è stata una grande emozione. Mi sono classificata diciottesima e sono soddisfatta, per me questo è un punto di partenza e non di arrivo. Ho gareggiato con le atlete migliori al mondo, mi servirà fare esperienza. Ma il prossimo anno non mi accontenterò solamente di partecipare, la mia aspettativa è di competere e di vincere

Lei è anche Ingegnere biomedico, in cosa consiste la sua attività da quando ti sei trasferita  a Trento?

Dopo essermi laureata a Cesena nel ramo biomedico dell’Università di Bologna ho lavorato quattro anni presso l’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna come ricercatrice, poi sei mesi in Canada stipendiata sempre dal Rizzoli approfondendo l’analisi del movimento in clinica, quindi esperimenti su caviglia e ginocchio. Successivamente sono stata un anno presso l’Università di Sassari perchè ho vinto un assegno di ricerca, e li sono passata dal settore ortopedico a quello neorologico, quindi a contatto con pazienti con quelle problematiche. La ricerca però non soddisfava appieno le mie aspettative, e ho deciso di cambiare e provare a lavorare in azienda, in un ruolo più operativo. Sono arrivata a Trento in questa azienda dove lavoro dal 2015 dove sviluppiamo e produciamo strumenti innovativi che permettono al paziente sia ortopedico che neurologico di fare riabilitazione sia in clinica che a domicilio.

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